La morte arriverà sibilando dal nulla – IX puntata

Avrei obbedito anche io alla regola del silenzio

Quindici giorni dopo rividi Margherita per l’ultima volta.

Non accadde a casa sua e neppure a casa mia. Ma nella stanza del Liscio.

In quelle due settimane avevo capito di amarla e la avevo sentita affermare la stessa cosa nei miei confronti. Crederle mi risultava semplice perché me lo ripeteva spesso. E perché non la smettevamo un attimo di fare l’amore.

Lucia sapeva ma non sembrava disapprovare. O, quantomeno, io non ero in grado di comprenderlo.

Non parlavamo molto: forse gran parte di quello che avevamo da dirci ce lo eravamo già detto e ora preferivamo esprimerci con un altro linguaggio. Ogni tanto però mi chiedeva del paese e della vita che conducevo lì.

-non vorresti tornarci a vivere?-

-no. E anche se volessi sarebbe difficile. Ormai è quasi disabitato, tranne per qualche turista che ci capita d’estate e qualche nostalgico come me che ogni tanto non può fare a meno di rivederlo. E di passare per una visita al cimitero-

-mi ci porteresti almeno una volta?-

-può darsi-                                                            

-può darsi?? scrivimi come si chiama, allora, e dove si trova. Se non mi ci porti tu ci andrò da sola-

Le sorrisi e feci quello che mi aveva chiesto. Prese il foglio dove avevo scarabocchiato il nome e qualche sommaria indicazione per raggiungerlo e lo ripose nel cassetto del comodino.

Aveva una camera da letto piccola e afosa dove trascorrevamo gran parte del tempo.

 

Anche la stanza del Liscio era afosa e puzzava di sudore e paura. Appartenevano entrambi a Margherita. Quando varcai la soglia lui mi si parò davanti con il suo sguardo vuoto e cattivo. Sembrava un bambino in procinto di combinare un dispetto memorabile. Era la sua leggerezza la cosa che mi terrorizzava di più. La ferocia non ha peso per lui. La sofferenza degli altri tantomeno. Fanno entrambe parte del suo gioco infantile.

Si scostò e lasciò che la vedessi. Era legata mani e piedi ad una seggiola di plexiglass e aveva le gambe divaricate. In mezzo si era formata una piccola pozza di sangue. C’erano lividi sull’addome e sui fianchi, ma il volto era intatto. Qui la violenza emergeva solo dagli occhi. Era completamente nuda e la sua carne si rifletteva in parte sulla superficie della seggiola.

Mi lanciò uno sguardo carico di terrore. Compresi che era più per Lucia che per sé.

-è coraggiosa, sai, Margherita. Non sono ancora riuscito a farmi dire per chi sono i soldi che ci ha chiesto. Chi è la persona che deve essere curata-

Si voltò e le rifilò un pugno alla bocca dello stomaco. Ebbe un conato.

-ma siamo sicuri -proseguì- che non possiede nessun gatto. Tantomeno uno di nome Teo. E sai come lo abbiamo scoperto, Matteo?-

-no- risposi continuando a guardarla negli occhi.

Avrei obbedito anche io alla regola del silenzio. A qualsiasi costo. Il nome di sua figlia non sarebbe mai stato pronunciato.

-perché siamo andati a casa sua questa mattina, dopo avervi fatto spiare dai miei uomini per qualche giorno. Quanto è bastato a capire che te la scopi. Cosa che non eri autorizzato a fare senza prima avermi chiesto il permesso. E questo spiega  come mai me la sono chiavata a sangue tutta la mattina prima di farti venire qui…-

Margherita abbassò lo sguardo sul sangue fra le sue gambe.

Feci per muovermi. Il Liscio estrasse un coltello e glielo puntò alla gola.

-Fermo, o la sgozzo-

Sapevo che lo avrebbe fatto comunque. Obbedii per concederle più tempo. O più probabilmente per concederlo a me.

-dovevo essere io a scoparmela, non tu. È il prezzo che avrebbe dovuto pagare se avesse saltato qualche rata. Ero sicuro che sarebbe successo quasi subito e invece i soldi sono arrivati regolarmente. Ti doveva sembrare che tutto filasse liscio, ma cinque giorni fa sono stato contattato da una persona. Un uomo potente quasi quanto me. Un uomo pericoloso se lo fai arrabbiare. E vedi…-

Le assestò un calcio sul ginocchio. Si udì un rumore sinistro. Sordo. Margherita urlò per il dolore. Ma non pianse. Era ricoperta di sudore.

-… era molto arrabbiato. E sai perché?-

-no-mentii

-perché qualcuno era andato per due volte di fila a spacciare nella sua zona. Qualcuno che non appartiene alla sua zona. Qualcuno che è stato notato dai suoi uomini e seguito fino a qui. Nella mia zona. Nella mia tana. Nel cuore del mio regno-

Margherita continuava a gemere.

Ricevette un altro pugno nello stomaco. Più forte del precedente. La testa le crollò sul petto.

Sembrava aver perso i sensi. Glielo auguravo.

Ma il Liscio le rifilò un ceffone che la scosse e le fece riaprire gli occhi.

-ho dovuto chiedergli scusa e dargli un bel po’ di soldi per evitare che continuasse ad essere arrabbiato e decidesse di raddrizzare il torto subito in modo meno amichevole. E sai quale è la conseguenza di questo?- non attese la mia risposta per continuare -la conseguenza è che adesso sono io ad essere molto arrabbiato. Perché un mio uomo, anzi un mio ex uomo a questo punto, ha combinato un casino per evitare che io mi sbattessi questa donna che avevo già deciso di sbattermi a prescindere dalla voglia di quell’uomo di scoparsela a sua volta-

-è vero: abbiamo una relazione. È vero: ho spacciato in un’altra zona della città. Ma…-

-non fare l’idiota. Lo hai già fatto abbastanza. Vuoi che me lo faccia dire da lei chi le ha dato i soldi? Probabilmente rompendole qualche costola…-

Sollevò la gamba.

-d’accordo. La prima volta l’ho aiutata io con i soldi che avevo ricavato dallo smercio della roba. Ma la seconda volta non c’è ne è stato bisogno. Aveva tutta la somma-

-ma che bravo il nostro cavaliere: ti sei procurato comunque un po’ di contante per sicurezza!-

-sì. È andata così-

-non doveva andare così. E adesso, oltre a scoparmela qualche altra volta, la ammazzerò come una cagna. E poi ammazzerò te. Ma stai tranquillo: ci vorrà un bel po’ prima che abbia finito con lei. Quindi mettiti comodo e resta pure a guardare-

Margherita aveva di nuovo alzato la testa fissando i suoi occhi nei miei. Sapeva di non avere scampo. E io sapevo che dovevo scappare di lì per salvare Lucia, o per tentare almeno di farlo. Se la avessero trovata prima loro la avrebbero eliminata. Tanto per essere sicuri che non avesse nulla da raccontare alla polizia. Per fortuna non doveva essere in casa quando erano arrivati. Ma sarebbero tornati.

Il Liscio le si avvicinò. Piano e senza fretta. Lei non disse una sola parola e continuava a fissarmi.

Scattai pur sapendo che era inutile. Gli saltai addosso e cercai di immobilizzarlo, ma prima che riuscissi a tappargli la bocca urlò.

Dopo un istante irruppero nella stanza due uomini che mi riempirono di botte fino a quando non ebbi più fiato. Mi sbatterono su una sedia e mi immobilizzarono legandomi stretto le braccia e le caviglie. Venni posizionato in modo che potessi vedere cosa stava facendo il Liscio.

Provai a chiudere gli occhi ma uno dei due mi afferrò per le tempie ed iniziò a stringere. Li riaprii prima che mi schizzassero fuori dalle orbite.

Dovevo sopravvivere.

 

Ci volle un’ora, forse di più, prima che le tagliasse finalmente la gola. Fu una morte rapida e sporca. Gli occhi le si spensero come un riflesso che affonda e si deposita nell’ombra.

Lottai con tutte le forze per non perdere i sensi.

Il Liscio si stava avvicinando a me quando qualcuno spalancò porta. C’era una questione urgente da affrontare, immediatamente.

Uscì dalla stanza seguito dai suoi uomini.

-quando torno, prima di farti ammazzare, mi dirai per chi servivano quei soldi. Prima lo farai meno ossa ti romperò-

Rimasi solo con Margherita.

Aveva sangue ovunque. I capelli le incorniciavano il volto. Ora era per terra, distesa per tutta la lunghezza del suo bellissimo corpo.

 

 

Mi riscossi mordendomi le labbra fino a spaccarle.

Diedi uno strattone con il braccio destro. La corda non cedette. Ne diedi un altro, più forte e doloroso. Sentii la pelle lacerarsi all’altezza del polso. La corda era scivolata leggermente.

Spinsi con tutte le forze cercando di fare leva anche con il busto. Ripetei l’operazione fino a quando il legaccio non superò il palmo della mano. A quel punto la districai facendola ruotare. Sanguinava ma era ridotta meno peggio di quanto avevo immaginato. Il nodo non doveva essere troppo stretto evidentemente.

Estrassi il coltello dalla tasca dei pantaloni e liberai gli altri arti.

Dovevo fare in fretta.

Mi chinai su Margherita e la baciai sulle labbra. Non c’era niente con cui coprirla. Il mio fazzoletto bastò a stento per il volto.

Sulla parete di fondo della stanza c’è una piccola finestra che affaccia su una via secondaria. Rimane sempre chiusa e il meccanismo di apertura è arrugginito.

Lo forzai con il coltello, scavalcai il davanzale e atterrai sul marciapiede. Per fortuna la stanza si trova a pian terreno.

Iniziai a correre più veloce che potevo. Speravo che, arrivato a casa di Margherita, vi avrei trovato Lucia. E che non la avessero già trovata loro nel frattempo.

Avevo inciso un messaggio sul tavolo prima di andarmene.

Era rivolto al Liscio e diceva “sei morto”.

Una volta messa in salvo la ragazza avrei rispettato l’impegno.

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