La scelta finale – V puntata

Parte I. Santa Claus is coming
5.

Contrariamente a quanto si sarebbe aspettata, non fu la signora Trabacchi ad aprirle la porta dell’ufficio e neppure qualcun’altra delle assistenti, quattro in tutto, che operavano a servizio dei partner e dei due soci della Terrin&Smith. Fu bensì proprio uno degli appartenenti a questa ultima categoria a far accomodare la giovane figlia del commissario alla reception.
-buongiorno signorina Marta- esordì infatti Paredri in un saluto garbato ed avvolgente-è un vero piacere rivederla dopo la cena a casa di Cerruti. Come sta?-
-piacere mio dottor Paredri- rispose Marta cercando di mantenere la stessa qualità di garbo- tutto molto bene. Sono proprio contenta di iniziare oggi e non vedo l’ora di mettermi all’opera- aggiunse volendo chiaramente esplicitare il suo entusiasmo e la sua buona volontà-
-non ne dubito. Se lei ha mantenuto e conservato l’imprinting paterno…direi che la solerzia e l’impegno sono due qualità che non le mancano di certo-
-mi fa piacere che abbia apprezzato mio padre, le cui doti di caparbietà ed abnegazione nello svolgere il proprio lavoro sono davvero innegabili-
-non è solo questo ciò che ho apprezzato in lui…-
-cos’altro?-domandò in tono garbato, per quanto la sua attenzione fosse in quel momento molto più concentrata sui compiti che avrebbe dovuto assolvere di lì a poco, che sull’elogio delle virtù paterne.
-suo padre è fra i non molti individui dotati di una carica umana genuina ed intensa. Per quanto il breve spazio di una serata, allietata da diversi ospiti e da altrettante conversazioni frammentarie, non sia certo l’ideale per comprendere a fondo la natura di un uomo appena conosciuto, l’impressione che ne ho tratto è proprio quella che le ho appena riferito. E credo che da questo, e non da un mero quanto astratto senso del dovere, derivi la dedizione che prodiga nel proprio lavoro. Vuole comprendere il perché…genetico e non solo fattuale di quanto accade e di quanto scopre-
-in effetti i perché sono la vera passione di mio papà- assentì Marta, impressionata suo malgrado dalla capacità di osservazione e di intuitiva comprensione dell’uomo che le stava di fronte. Una figura piuttosto alta, ma di statura difficilmente superiore al metro e ottanta, esile nella corporatura ossuta e leggermente spigolosa e dalle dita sottili e screziate da un evanido reticolo di vene verde acqua. La osservava con il suo volto sorridente, asciutto e quasi scarno,  dove gli zigomi leggermente sporgenti erano sormontati da un paio di occhi di un’intelligenza vispa e dimessa ad un tempo. I suoi modi levigati esprimevano una sensibilità nativa ma, quasi impercettibilmente, inquieta, come se cercasse in continuazione il punto perfetto di un equilibrio profondo ed invisibile dall’esterno.
-posso facilmente supporre che sia anche un buon padre…-
-direi che se la cava egregiamente, con qualche eccesso di zelo tutto sommato veniale e perdonabile-
-nonché comprensibile. Fulvio-ne utilizzò con naturalezza il nome di battesimo-mi ha raccontato della vostra situazione familiare…-
-infatti. Per questo non me la prendo più di tanto quando si impegna un po’ troppo a mantenermi “protetta”, come direbbe lui- concluse Marta, non provando eccessivo desiderio, anzi non avendo voglia alcuna di addentrarsi troppo a fondo nella propria situazione familiare.
Paredri, confermando la sua sensibilità, colse al volo il disagio della giovane ragazza.
-bene-proclamò- direi che è giunto il momento di concentrarci sul lavoro che la attende quest’oggi. Lasci pure il suo cappotto nel guardaroba, lo trova proprio lì, a destra della reception, e mi segua.
Cerruti arriverà a minuti, e sarà ben contento di trovarla già all’opera.
Per la signora Trabacchi e sua figlia Barbara temo invece che occorrerà un bel po’ di più: sono intrappolate nel traffico. D’altro canto, con tutta questa neve…-
La condusse lungo il corridoio che aveva già percorso insieme al commissario, svoltando in una delle piccole stanze situate sul lato destro.
-questa è la postazione che le è stata assegnata, Marta-disse indicando una scrivania attrezzata con un pc ultimo modello, di fronte alla quale se ne trovava una del tutto identica- l’altra è destinata a Barbara. In realtà, appartengono a due collaboratrici che però saranno in ferie fino a dopo l’Epifania. Le abbiamo quindi fatte allestire appositamente per voi, facendo caricare sui PC l’applicativo necessario, dotato delle relative autorizzazioni, per poter immettere all’interno del database i dati che vi verranno forniti. Qui- aggiunse porgendole un piccolo foglio quadrato che aveva estratto dal primo cassetto della scrivania-trova riportata la sua user id e la password. Se vuole usare la cortesia di avviare il PC , le mostrerò il funzionamento del database-
Con fare solerte e risoluto, Marta premette il pulsante di accensione ed attese che sulla schermata di avvio comparisse la finestra di richiesta dei dati che Paredri le aveva appena fornito e che provvide ad immettere nelle apposite linee di comando. Dopo qualche istante si avviò la schermata del desktop, sulla quale comparve, essendo evidentemente stato preimpostato, l’applicativo del database.
-bene, Cerruti mi ha detto che ha già avuto modo di familiarizzare con alcune funzionalità base-
-è corretto, dottor Paredri- rispose Marta riassumendogliele brevemente
-vedo che ha una buona memoria. Questo non potrà che tornarle utile. Non mi resta a questo punto che considerare assieme a lei qualche esempio concreto, così da renderla autonoma nel più breve tempo possibile-
-benissimo-
-prendiamo questo curriculum vitae allora-disse afferrando il primo di una serie di documenti impilati sulla scrivania di Marta, evidentemente corrispondenti al carico di lavoro che si supponeva, ed attendeva, smaltisse nel corso della giornata- quella in basso a destra è la maschera relativa alla biografia professionale del candidato. Si ricorda come bisogna procedere?-
-devo riportare le ultime 5 esperienze, o tutte quelle dalla più recente a risalire se sono in numero inferiore, ognuna nella propria sezione-
-perfetto!-
-allo stesso modo devo procedere con le altre sezioni di dati: la sezione anagrafica, quella relativa al corso di studi, quella contenente i dati retributivi e così via-
-molto bene…-
-poi- lo interruppe la ragazza presa da foga performativa- se sono presenti dati di questo tipo, annotati dal consulente che ha intervistato il candidato, passo alla seconda tabella del relativo file, nella quale li trascrivo secondo l’ordine indicato-
-direi che non ho davvero altro da aggiungere. Non mi resta che osservarla all’opera per verificare il risultato-
Gli bastarono tre Curricula per ottenere conferma della completa autonomia della ragazza, elemento che lo autorizzò ad augurarle un buon lavoro, con l’invito a interpellarlo ogni qualvolta lo ritenesse necessario o opportuno.
-benissimo. Grazie mille dottor Paredri e buon lavoro anche a lei- rispose assestandosi in posizione ottimale sulla poltroncina- solo un’ultima cosa, se posso…-
-prego, dica pure- la esortò sorridendo in un trionfo di disponibilità-
-cosa significa quella “R” sbarrata?- domandò indicando la relativa icona che campeggiava nell’angolo in alto a sinistra
-quella?-rispose con fare distratto Paredri- indica l’accesso a dati riservati, visibili solo a me e al mio socio-
Senza smettere di sorridere, ma come fissando un punto alle spalle di Marta, si voltò ed uscì dalla stanza.

***

[da: Mika 1990
a:papà
Inviato il: 22 dicembre
Oggetto: Santa Claus is coming

Ciao papà, come vanno le cose nel vecchio mondo? Milano è ancora sotto una coltre di neve, come mi hai descritto l’ultima volta? Sì, lo so, sono passati un po’ di giorni, neppure tanti a dire il vero, da quando ci siamo scritti, ma ti chiedo di avere un po’ di pazienza e comprensione: inaspettatamente pare che i regali vintage vadano molto di moda qui nella Grande Mela ed il negozio, man mano che si avvicina il Natale, risulta essere sempre più frequentato e quasi preso d’assalto direi. Se continua così rischiamo l’estinzione di una delle ultime collezione di vinili degne di questo nome. Ma tant’è: tanto lavoro vuol dire anche un bel po’ di straordinari e di paga extra, che certo male non fa. Quindi, in sostanza, spero tu non te la prenda per questo mio prolungato silenzio, ma sto facendo davvero orari assurdi. E poi ha preso a nevicare alla grande anche qui e andare e tornare dal negozio si sta trasformando in un’impresa sfiancante (in compenso è cessato quel vento pazzesco che a momenti mi faceva a fette tanto era acuminato il suo gelo).
Comunque, nel complesso, tutto bene e secondo le più rosee aspettative: sto mettendo da parte un bel gruzzolo con il quale, se continua così, il prossimo anno potrò pensare ad una sistemazione più seria rispetto alla stanzetta in cui alloggio adesso.
Se la domanda che ti viene in mente leggendo queste righe è “esci con qualcuno?” la risposta è “sì”. Come ti avevo accennato nella mia mail precedente, ho avuto modo di fare alcune conoscenze interessanti ed in particolare, una di queste, si sta trasformando…diciamo in un inizio di possibile relazione, anche se è davvero ancora troppo presto per azzardare qualsiasi previsione (ci conosciamo solo da tre giorni, ma qui oltre oceano le cose viaggiano davvero più in fretta che nella nostra penisola). La popolazione femminile di New York infatti non è per niente male, fatta eccezione per qualche originale agente dell’ufficio immigrazione il cui comportamento risulta quantomeno peculiare. Niente su cui valga la pena soffermarsi comunque. Quindi, caro papà, per il momento non posso davvero lamentarmi.
Spero altrettanto di te.
Ora stacco ché sto morendo dal sonno.
Ci sentiamo presto e mi raccomando, non stare a preoccuparti se non ti scrivo ogni giorno: come dici tu, le cattive notizie arrivano sempre in fretta. Quindi il silenzio è un buon segno…
Ti abbraccio forte!
Michele

PS è arrivato l’impianto hifi. Grazie mille. Ho già provveduto a montarlo e a farlo suonare a tutto volume!]

Provò un misto di gioia e di tristezza nel leggere la mail di suo figlio, la cui misura  della felicità era infatti inevitabilmente anche quella del suo distacco. Nella stessa identica proporzione. Avrebbe desiderato poter proclamare a sé stesso di aver già metabolizzato il dolore dell’assenza del suo primo e unico genito, stemperandolo nel nobile altruismo paterno, sentimento che  trasfigura ogni egoistico impeto dell’animo nella genuina speranza ed auspicio della gioia della propria prole. Ma dovette ammettere che così non era. Non ancora almeno. Nulla quanto un oceano interposto tra due diversi continenti avrebbe potuto farlo sentire più solo. Neppure lo stato di vedovanza in cui versava ormai da qualche anno, un numero sufficiente per aver trasformato il lutto in un sentimento di remota nostalgia, produceva in lui un così feroce senso di distacco. Si domandò quale ne fosse il motivo profondo e concluse, dopo una breve riflessione, che, al di là del naturale istinto di un genitore, aveva paura per suo figlio. Non una paura astratta, compresa nella naturale gamma di sentimenti ed ansie che il suo statuto prevedeva, bensì qualcosa di estremamente concreto, che si annidava nella breve notazione testuale della mail che aveva appena letto. In quello sfuggente riferimento al comportamento singolare di una agente dell’ufficio immigrazione. Niente più che una nota di colore agli occhi di Michele; ma un concreto, per quanto ancora potenziale, scenario di minaccia per il suo sguardo consapevole. Valutò la situazione e ne trasse la conclusione, molto più simile ad un moto di speranza che ad una convinzione di natura logica, che non era ancora il caso di allarmarlo, che ci sarebbe stato spazio, tempo e modo per rimediare e dimostrare il proprio genuino ripensamento, accomodando, appianando, distogliendo.
Diede un’occhiata al suo orologio e compose il numero di cellulare di suo figlio. Attese qualche secondo prima di sentire il messaggio della segreteria.

Non doveva aspettarsi nulla di diverso: a New York era ancora notte fonda e suo figlio era stanco: aveva bisogno di riposare.
Chiuse allora la linea, la riaprì e compose un numero diverso.

Questa volta qualcuno rispose.
 

Nella prossima puntata (tra 10 giorni):

Bezzi interpella l’amico Feraboldi, Professore di sociologia, per tracciare il profilo dell’ignoto graffittaro della Metropolitana.

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