La scelta finale – VI puntata

Parte I. Santa Claus is coming

6.

-Tiziano, ti disturbo?-
-Fulvio, che piacere risentirti!-rispose Feraboldi con palese eccitazione- l’ultima volta che ci siamo visti…fammici pensare…beh in effetti non sono passate che un paio di settimane, ma sai, quando si ritrova un amico dopo tanti anni…-pontificò il professore che, grazie al suo vecchio collega di studi universitari si era imbattuto in una strada inaspettata (ed insperata nella fisiologica rassegnazione della maturità), durante la primavera di quell’anno ormai prossimo alla conclusione, per sfuggire dalla morbida morsa della sua rassicurante quotidianità ed immergersi per qualche indimenticabile giorno nell’unica avventura, definibile come tale, di tutta la sua vita- portami qualche buona notizia: dimmi che bolle in pentola un nuovo caso per il quale è richiesta la mia indispensabile presenza e consulenza- disse modulando una risata sommessa
-chi può dirlo…-rispose imperturbabile Bezzi- te ne intendi di murales urbani ed annessi?-
-da un punto di vista estetico?-
-per quello avrei chiamato il dipartimento di storia dell’arte, non quello di sociologia. No, mi interessa sapere se sono mai stati oggetto di studio da parte tua e della nobile disciplina che egregiamente rappresenti-
-qualcosa ho scritto in proposito…-
-di recente?-
-direi di sì, un paio di articoli fra la fine dello scorso anno e l’inizio di quello in corso. Ho trattato il fenomeno dal punto di vista della dottrina di pensiero di…-
-hai avuto modo di conoscere qualche writer, categoria nota alla pubblica opinione come “imbrattatori”, che opera su Milano?- lo interruppe impaziente il commissario
-sì, qualcuno sì- confermò Feraboldi- soprattutto della zona delle Colonne…-
-a pranzo da me oggi. Verso l’una. Manicaretti garantiti. Ce la fai?-
-penso proprio di sì, a meno che non si blocchi la metropolitana a causa della neve…allora qualcosa bolle davvero in pentola!- esclamò con gioia
-non te lo so dire ancora, ma mi è venuta una mezza idea su un caso che sto seguendo-
-ma quale? L’imbrattatore delle stazioni metropolitane?-domandò Feraboldi deluso, essendosi aspettato qualcosa di più eclatante rispetto al singolare personaggio di cui aveva distrattamente letto sulla cronaca cittadina, sorpreso che simili fattarelli potessero davvero essere oggetto di indagine da parte delle forze dell’ordine.
-non trarre conclusioni troppo di fretta-ammiccò verbalmente Bezzi- o non sarai mai un bravo investigatore. Piuttosto rinuncia allo snack di metà mattina e mantieniti rigorosamente a digiuno. Oggi ti attende un pranzo adatto ai rigori della stagione- annunciò dopo aver svolto una rapida rassegna mentale del contenuto del suo frigo-
-d’accordo. All’una sono da te. Se faccio ritardo ti avverto-
-perfetto. A dopo-
La mattina trascorse in fretta nel disbrigo delle pratiche quotidiane, fra le quali non ne emerse alcuna di particolare rilevanza. Una serie di piccoli eventi criminosi, per lo più di portata ridotta e circoscritta, quali furti, borseggi (per fortuna senza conseguenze rilevanti se non qualche escoriazione a danno dei malcapitati) e vicende di scarso impatto sociale, anche se piuttosto gravi in sé, quale quella sulla quale era stata ragguagliata poco prima da Tarcisi. Concentrando al massimo i suoi sforzi, poiché la somma dei singoli fatti richiedeva comunque un impegno ed un’attenzione adeguati , riuscì a smaltire il carico di lavoro pochi minuti dopo mezzogiorno.
Tirando un sospiro mentre protendeva verso l’alto entrambe le braccia, a beneficio dei muscoli della schiena piuttosto indolenziti dal lungo periodo trascorso chino sulla scrivania, osservò attentamente la risicata porzione di orizzonte compresa nel ritaglio della finestra.
Sembrava proprio avesse, nuovamente, cessato di nevicare.
Senza perdere tempo in poco funzionali elucubrazioni metereologiche sulla natura transitoria piuttosto che definitiva di quella assenza di precipitazione, si affrettò ad indossare piumino e cappello, che nel frattempo, grazie al fatto che il riscaldamento aveva ripreso a funzionare, avevano raggiunto un grado accettabile di asciuttezza e si affrettò verso l’uscita.
Giunto alla soglia incontrò Tarcisi la quale stava tornando in ufficio proprio in quel momento reggendo un sacchetto di carta per alimenti che, a giudicare dall’olfatto particolarmente fine del commissario, doveva contenere una piadina da poco riscaldata.
-prosciutto cotto e scamorza?-domandò dilatando le pinne del naso
-precisamente. Mangia anche lei un boccone?-
-no grazie. Faccio un salto a casa-rispose in tono evasivo
-ospiti a pranzo?-incalzò l’agente-
-sì, Feraboldi. Immagino ti ricordi di lui…-
-e come potrei mai non ricordarmene dopo gli eventi di questa primavera! Ha intenzione di utilizzarlo nuovamente come suo consulente?-
-può darsi…-
-d’accordo. Ho capito: ermetico e misterioso come al solito-
-nessuno è perfetto, Tarcisi- rispose Bezzi divertito- tu, per esempio, difetti del dono della pazienza…-
-buon appetito, commissario-troncò l’agente avviandosi verso il suo ufficio dopo avergli bruscamente voltato le spalle, in un moto di abituale stizza
-prometto che ti aggiornerò appena lo riterrò opportuno- le comunicò mentre stava per scomparire dietro la svolta del corridoio, ma non ottenne alcuna risposta.
Non gli restava che raggiungere in fretta il suo appartamento e mettersi all’opera.
Pochi minuti dopo era già davanti ai fornelli, avendo predisposto l’occorrente sul tavolo della cucina. Il tempo limitato a disposizione lo costrinse ad allestire un piatto di veloce preparazione, ma adatto, come aveva anticipato al suo amico, alla stagione ed al rigore della giornata. Come correttamente ricordava, nel frigo era ospitata una quantità più che adeguata di lenticchie, piccole, che aveva preparato il giorno prima cuocendole a pressione e che mise a riscaldare a fuoco molto lento in un’ampia pentola antiaderente.
Dalla dispensa prelevò un paio di etti di riso basmati che cucinò nell’apposita macchina (un acquisto quanto mai oculato effettuato in uno dei numerosi market cinesi di via Paolo Sarpi). Quando, dopo circa una decina di minuti, fu pronto, lo travasò in una padella capiente aggiungendovi le lenticchie.  Vi grattugiò sopra una spruzzata abbondante di cannella e fece andare il tutto a fuoco medio per alcuni minuti. Dopodiché spense il fornello e ricoprì la padella con un coperchio di vetro. Prese infine un padellino dove versò una piccola quantità di olio, facendovi soffriggere alcune fette di cipolla tagliate lunghe e sottili. Quando queste iniziarono ad abbrustolire, le levò dal fuoco deponendole su un piatto.
Non restava ora che apparecchiare ed attendere l’arrivo di Feraboldi, nella speranza che, nel frattempo, non si freddasse tutto.
Fortunatamente l’amico si presentò alle 13 in punto.
-accomodati Tiziano- lo apostrofò indicandogli uno dei due posti e scodellando al contempo nel piatto un’abbondante porzione fumante della pietanza.
-il profumo è eccellente, Fulvio!-si complimentò l’amico producendosi in un sorriso di beatitudine olfattiva, che auspicò prodromica a quella gustativa di imminente sperimentazione-
-diamoci sotto, allora-incalzò Bezzi afferrando la forchetta ed affondandola con garbo e decisione nello strato compatto di riso.
Terminato rapidamente il pasto, volutamente leggero e, tutto sommato, frugale si trasferirono in salotto.
-come ti ho accennato, Tiziano- esordì Bezzi spostando la conversazione sull’argomento che maggiormente gli premeva – vorrei riuscire a raccogliere qualche elemento in più su questo ameno pittore che si diverte ad introdursi, nottetempo e soprattutto senza autorizzazione, nelle stazioni metropolitane, per abbellirle con le sue opere di squisita fattura. Dal momento che il nostro soggetto non ama, a quanto pare, lasciare indizi ed ancor meno tracce esplicite che consentano di identificarlo-proseguì dopo aver guardato rapidamente fuori dalla finestra per constatare che aveva ripreso a nevicare-e, nondimeno, dal momento che le sue indimenticabili rappresentazioni mi sembrano connotate stilisticamente in modo ben preciso, nonché familiare al sottoscritto, che ha ormai maturato una certa dimestichezza con il paesaggio urbano di questa città in cui risiedo da ormai un anno, mi è sembrata una buona idea quella di iniziare dalla locale comunità dei writers, alla quale ho fondati motivi di ritenere che il nostro Giotto della bomboletta appartenga-
-concordo, Fulvio-
-bene. Tale risoluzione -proseguì il commissario, sfoggiando un sorriso sotto la cui apparente compiacenza percolava un flusso inarrestabile di amichevole ironia-non può prescindere da un consulente investigativo di prim’ordine,  relativamente alla sua competenza in materia, ma anche, e non certo da meno, al suo acume, alla sua sagacia, nonché alla suo dirompente desiderio di partecipare ad una nuova indagine…-
-taglia corto, Fulvio- lo interruppe Feraboldi il cui stato d’animo cominciava a subire qualche alterazione di segno negativo-dimmi cosa vuoi che faccia-
-queste- rispose Bezzi estraendo una quindicina di foto da una cartelletta scura di plastica-sono riproduzioni ad alta definizione, perfettamente a fuoco, da più angolature…insomma con tutti i crismi del caso per farla breve, delle tre opere realizzate, rispettivamente ed in ordine cronologico: nella stazione metropolitana di Cadorna, in quella di Garibaldi ed in quella di Loreto-
-avevo avuto modo di visionarle su qualche quotidiano- confermò Feraboldi, osservando con attenzione le immagini man mano che, una dopo l’altra, scorrevano fra le sue mani-
-perfetto. Mi serve che tu faccia circolare queste foto fra i contatti che hai all’interno di quel mondo, così da dare un nome ed un’identità a questo misterioso imbrattatore, che tanto vorrei incontrare e con il quale tanto vorrei scambiare qualche amorevole parola-
-sarò ben lieto di aiutarti, Fulvio. Solo non capisco, come mai un episodio così banale attiri tanto la tua attenzione-
-perché ho motivo di credere, Tiziano, che possa non essere così banale come sembra…-rispose il commissario senza aggiungere altro
-qualcosa di rilevante?-domandò incuriosito
-se non mi sto sbagliando, sì. Molto rilevante-
-ma non puoi dirmi altro per ora, corretto?-si arrese senza opporre resistenza
-per il momento no. Ma hai la mia parola che sarai al mio fianco quando interrogherò l’imbrattatore. A quel punto saprai cosa ho in mente-
-ci sto!-confermò allungandogli la mano in segno di intesa
-bene. Al lavoro allora!-
-hai molta fretta?-
-un livello standard. Perché?-
-perché, se possibile, vorrei rubarti una mezz’oretta del tuo preziosissimo tempo per questo- rispose alzandosi ed estraendo della borsa di lavoro che si era portato dall’università un LP la cui copertina presentava un aspetto vetusto, in ottimo stato di conservazione.
-me ne ha fatto omaggio un mio laureando…-
-doveva esserti particolarmente grato!-esclamò Bezzi osservando la scritta che occupava il margine inferiore destro della copertina.
-in effetti…pensa che è un cimelio di famiglia, poiché apparteneva niente meno che a suo padre-
-ci credo: bisogna avere una bella quantità di anni per essere riusciti a farsi firmare una copia di “Imagine” direttamente da John Lennon! Sei fortunato, Tiziano. Ho appena cambiato la puntina del giradischi-
-cosa aspettiamo allora?-concluse avviandosi verso l’impianto Hi-Fi del commissario.

 

Nella prossima puntata (tra 10 giorni):

Anche a New York nevica.
Feraboldi scopre una traccia.
Marta si prepara per la festa natalizia dell’ufficio.

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