La scelta finale – XIII puntata

Parte I. Santa Claus is coming
13.

I primi tentativi, compiuti che era già giunta la notte, non sortirono alcun esito.
Troppo densa la nebbia, troppo spesso il buio, del tutto ignoti i possibili tragitti compiuti dalle automobili coinvolte.
Quando le campane dell’abbazia scandirono l’avvento del Santo Natale, Tarcisi autorizzò ufficialmente l’interruzione delle attività di ricerca e contattò il commissario.
-siamo di ritorno, Monica- le rispose questo-  abbiamo lasciato i Franesi da poco perché io e Tiziano ci siamo nuovamente messi a rovistare per tutta la casa alla ricerca di qualche elemento utile, ma non ne abbiamo ricavato alcunché-
-anche noi, commissario. Abbiamo, per quanto le condizioni di tempo e luce ci abbiano consentito di fare, battuto i dintorni ma non è sbucato fuori nulla. Purtroppo non ci è possibile utilizzare i cani fino a domani mattina: nebbia eccessiva-
-capisco Tarcisi. Inutile accanirsi se non ci sono i presupposti. Tra poco siamo lì, così torniamo a casa tutti insieme. A proposito: Buon Natale-
-anche a lei commissario. Ha avvisato sua figlia di questa vigilia un po’ particolare?-
-sì. Me ne sono ricordato prima di entrare in casa Franesi. Purtroppo ho fatto in tempo solo ad inviarle un sms…-
-e Marta cosa le ha risposto?-
-che si trovava su un taxi diretta alla cena di Natale, quella della società presso cui sta lavorando-
-proviamo almeno ad andarla a prendere?-
-non sarebbe in effetti una cattiva idea-
-dove si trova il locale-
Le comunicò l’indirizzo
-è in centro. Facciamo così allora: non venite qui. Tanto per questa notte è inutile. Aspettatemi dove vi trovate e di lì raggiungeremo il posto-
-va bene Tarcisi. Fai in fretta perché credo proprio che fra poco avranno terminato-
Raggiunsero il locale in meno di 20 minuti, giusto in tempo per essere invitati a prendere parte all’ultimo brindisi dell’evento.
Bezzi notò che tutti i partecipanti avevano un aspetto allegro e vagamente alterato dall’alcool, che evidentemente doveva essere fluito in abbondanza durante la lunga cena.
Fortunatamente, Marta sembrava aver mantenuto un possesso più che adeguato delle sue facoltà mentali e comportamentali e, nel momento in cui il commissario fece il suo ingresso nel locale, la trovò intenta ad ammirare assieme a Barbara i regali che le due giovani studentesse avevano ricevuto dai due soci.
-buonasera, commissario- lo salutò in modo piuttosto plateale Cerruti, sollevando verso il terzetto un calice di spumante e facendo loro al contempo segno di avvicinarsi all’ampia tavolata, che occupava una zona appositamente riservata del raffinato ristorante, costantemente presidiata da due camerieri in pianta stabile pronti a prodigare le loro premurose attenzioni ogni qualvolta lo svolgersi della cena lo avesse richiesto. Uno dei due, come mosso da un inespresso quanto perentorio impulso di volontà, si affrettò a colmare, nella misura prevista, tre ulteriori flûte, che prontamente porse agli appena sopraggiunti ospiti una volta che il secondo dei due camerieri ebbe provveduto ad alleggerirli dei loro soprabiti.
-buonasera a tutti e scusate per il disturbo- rispose Bezzi avvicinandosi cautamente alla tavola- questi-proseguì indicando Tarcisi e Feraboldi che lo seguivano a mezzo passo di distanza- sono due miei collaboratori. Non era nostra intenzione presentarci qui in delegazione, né abbiamo alcun motivo particolare per farlo se non riportare a casa mia figlia a fine serata. Insomma, in buona sostanza, si può affermare che siamo semplicemente arrivati in anticipo- concluse piuttosto imbarazzato dall’attenzione che si era improvvisamente venuta a concentrare su di lui.
-ma si immagini, commissario: nessun disturbo! Accomodatevi piuttosto- suggerì Cerruti indicando le tre sedie che, con silenziosa ed efficiente discrezione, erano state aggiunte, in coppia in un caso, da sola nell’altro, alle due estremità della tavolata.
A Bezzi non restò dunque che prendere posto in quella di destra, la più vicina al posto occupato da Marta ed adiacente a Paredri, che si dimostrò particolarmente soddisfatto dalla scelta operata.
-che piacere rivederla, Fulvio. A giudicare dal suo aspetto e da quello dei suoi colleghi deve essere stata una serata tutt’altro che di riposo-
-in effetti- concordò Bezzi domandandosi se si riferisse ai lineamenti del suo volto, decisamente tirati, piuttosto che all’aspetto non esattamente inamidato dei suoi abiti o magari all’insieme delle due cose-proveniamo da una attività di indagine piuttosto delicata…-
-qualche fatto particolarmente grave?- lo interruppe Paredri, animato da una curiosità quasi violenta
-purtroppo sì, Marcello, ma comprenderà che, per il momento, non mi è possibile rivelare alcun particolare se non alle persone direttamente coinvolte-
-lo comprendo perfettamente e le domando scusa per questa curiosità fuori luogo-
Unirono i calici in un brindisi a due e poi si voltarono verso Marta.
-ciao papà, sono contenta che tu ci abbia raggiunto per il brindisi-
-la cosa mi stupisce, tesoro- le sorrise avvicinandole il bicchiere fino a farlo tintinnare contro il suo-credevo non tollerassi l’invasione del tuo  genitore dentro lo spazio di questa serata-
-normalmente è così. Tuttavia la notte di Natale merita ben un’eccezione. Non trovi?- ribatté rinnovando con un gesto deciso e delicato l’incontro dei due bicchieri.
-assolutamente sì- concordò- hai sentito la mamma per gli auguri?-
-sì papà. Lo ho fatto prima di venire qui. Domani magari la chiamiamo con calma e glieli fai anche tu-
-certamente. Ti ha detto come trascorrerà la serata?- domandò facendo roteare lentamente lo spumante all’interno del calice. Le bollicine sembravano creare un’inquieta spirale il cui moto ascensionale aveva termine una volta che queste, raggiunta la superficie, evaporavano in un mormorio.
-nel più logico dei modi, papà-
-cioè con Cosimo?-
-precisamente-
-effettivamente la scelta non può che essere definita condivisibile, comprensibile ed avallabile- rispose mascherando il disagio nell’abbondanza di aggettivi qualificativi, come a sottolineare la valenza passiva della situazione che si era venuta a creare nella vita privata della sua ex moglie.
Di Cosimo conosceva poco, sostanzialmente solo quanto gli riferiva Marta di tanto in tanto. Ne ignorava le fattezze fisiche e persino il timbro della voce, poiché non aveva mai, volutamente, avuto occasione di incontrarlo.
Quello di cui si sentiva certo era che Angela sembrava aver trovato una nuova ed equilibrata dimensione con il suo compagno, rispetto alla quale il matrimonio con il commissario doveva essere stato più o meno impacchettato e riposto, con ogni cura si intende, nell’ordinato scaffale dei ricordi, probabilmente in un punto ancora abbastanza ben visibile, così da poterne esaminare di tanto in tanto il contenuto per gli opportuni raffronti, lasciando che il tempo provvedesse da solo a farlo scivolare sempre più verso la parte interna e meno utilizzata della memoria.
La connaturata replicabilità di qualsiasi situazione ed evento costituiva uno dei crucci esistenziali maggiori per Bezzi, poiché condannava ogni esperienza umana in una dimensione inevitabilmente e letteralmente inconsistente. Sperimentare l’efficacia veritativa di quella sorta di postulato sulla sua propria esistenza non lo stava certo aiutando a sviluppare un umore ad alto tasso festivo e natalizio.
Tuttavia, per spirito di adattamento tanto al momento contingente quanto al perpetuamente inevitabile, scacciò quel pensiero dalla testa, relegandolo fra gli argomenti da affrontare in condizioni di maggiore propensione alla stesura di bilanci esistenziali, e si concentrò sui partecipanti al lieto evento aziendale.
La tavolata non sembrava evidenziare un ordine particolare nella disposizione dei commensali, che risultavano mescolati a prescindere da differenziazioni di ruolo ed età: partner illustri e soci fondatori sedevano fianco a fianco ad umili assistenti personali (definizione lessicalmente aggiornata ed evoluta della vetusta categoria professionale nota con il nome di “segretaria”) e giovani consulenti di stato ontologico intermedio. Nella scala di quella micro umanità erano anche ovviamentecontemplati i visitatori occasionali, per così dire, come Marta e la sua amica Barbara, che costituivano, tutto sommato, il motore della loro presenza lì.
L’atmosfera appariva genuinamente gioviale, tanto che, anche dopo averli osservati uno ad uno, il commissario non notò alcun volto accigliato o il cui sorriso risultasse posticcio.
Il clima di positività stava sortendo effetti benefici anche su Feraboldi e Tarcisi (quest’ultima collocatasi sul lato opposto della tavola rispetto a Bezzi ed al professore) che, dopo un iniziale momento di ambientamento, stavano ora conversando disinvoltamente con i loro vicini. Evidentemente avevano ambedue necessità, proprio come il commissario, di sviare i loro pensieri da quanto il manto notturno di neve ghiacciata aveva loro da poco rivelato.
Tuttavia, Bezzi non ebbe in sorte la stessa fortuna dei suoi due collaboratori, poiché il curioso Paredri, più tenace di quanto potesse apparire dietro i suoi modi particolarmente gradevoli, tornò alla carica:
-mi perdoni Fulvio. So che posso risultarle assillante…- lo approcciò riempiendogli nuovamente il calice che era ormai prossimo ad uno stato di assoluta siccità
-mi dica Marcello. Non abbia timore di chiedere, al limite le dirò che non mi è possibile rispondere-ribatté questi, accettando di buon grado il secondo giro di spumante così come, per quanto con minore entusiasmo, la domanda che l’anziano uomo stava per porgli
-stavo riflettendo su quegli episodi avvenuti di recente in tre stazioni metropolitane. Ne ho letto qualcosa in proposito sulla cronaca cittadina-
Il commissario emise un sospiro.
-mi riferisco ovviamente- proseguì Paredri- ai tre murales che, a quanto pare, sono stati eseguiti nottetempo da qualche misterioso artista-
-ho presente, Marcello, ho presente. Non mi sembra ci sia nulla di particolare da rilevare in quello che ha tutto l’aspetto di un banale caso di vandalismo figurativo, o di confezionamento di opere artistiche, a seconda del punto di vista che si preferisce adottare- mentì Bezzi nel tentativo di sviare la conversazione dall’ultimo degli argomenti che avrebbe voluto trattare in quel momento
-tuttavia- proseguì coriaceo il suo interlocutore- mi domando se non ci sia un significato più profondo che lega le tre…opere. Se in qualche modo insomma non siano fra loro collegate…lei ha avuto modo di occuparsi del caso?-
-solo marginalmente e per competenza territoriale. E, come immagino le interessi sapere, la mia conclusione è che non c’è nulla da concludere. Speriamo solo che il nostro estroso artista si sia una buona volta stufato di manifestare il suo talento, utilizzando come tela gli spazi disponibili nella rete metropolitana, oppure che, in subordine, la prossima volta che ci proverà riusciremo a beccarlo, così da stroncare per tempo la sua carriera, prima che venga presa ad esempio da altri suoi consimili artisticamente armati di bombolette spruzza colore- mentì nuovamente il commissario spinto, oltre che dalla poca propensione a trattare il soggetto tanto caro a Paredri, anche dall’istinto professionale di proteggere da attenzioni indesiderate quel caso tutt’altro che banale e dai risvolti decisamente preoccupanti (oltre che tragici).
Constatò di essere riuscito nell’intento, dal momento la conversazione venne deviata su argomenti totalmente differenti.
Dove invece Bezzi dovette ammettere il suo completo fallimento fu nel tentativo di allontanare l’incombere opprimente della morte da quel giorno tradizionalmente assegnato alla nascita della speranza: l’immagine dei tre murales gli scolpirono infatti nella mente l’amaro pensiero che per Marco Franesi non sarebbe mai più venuto il Natale.

[da: Mika 1990
a:papà
Inviato il: 24 dicembre
Oggetto: RE:RE: Santa Claus is Coming

Buon Natale, papà!
Anche se qui a New York è ancora troppo presto per pronunciare questo augurio, essendo solo poco più che le sei di pomeriggio, lì da te la mezzanotte è già bella che scoccata.
Immagino lo scampanio di tutti i campanili che affollano il centro di Milano e mi domando se anche qui, dove gli spazi sono decisamente più dispersi oltre che più vasti, si udirà lo stesso concerto metallico. O se invece la connotazione maggiormente laica di questo Paese, non farà sì che questo santo giorno venga celebrato negli spazi intimi delle case, piuttosto che in quello circoscritto dei locali, così da non urtare la sensibilità delle numerose comunità di credo differente o del tutto indifferenti a qualsiasi credo.
Sia come sia, io ho un programma fantastico per questa sera. Ti ricordi la ragazza di cui ti ho accennato nell’ultima mia mail? Be’…innanzitutto ha un nome, si chiama Alison. Giovane donna dotata di un bel carattere forte, ma non prepotente. Sono sicuro ti piacerebbe, se mai riuscirò a farvi incontrare. Insomma, per fartela breve, la vigilia la passerò assieme a lei.
So già che a questo punto ti immaginerai la solita serata nella casa di famiglia, a fare la conoscenza dei suoi genitori. Sappi che se è questo che hai in mente, allora ti sbagli di grosso! Mi attende niente meno che una serata a sorpresa. Dal che potrai dedurre che Alison, oltre che di forza di carattere è dotata anche di inventiva ed è una persona originale. Ok forse sto correndo un po’ troppo nell’elogiare questa ragazza e nell’immaginarla corredata di ogni virtù, ma il fatto è che mi piace davvero tanto e che riesce a tirare fuori il meglio di me, compresi aspetti e qualità che non credevo neppure di possedere.
A questo punto mi astengo dal parlarti ulteriormente di questa relazione perché ti vedo già sorridere divertito dall’altra parte dello schermo, pensando a quanto tuo figlio si sia fatto cucinare a puntino dalla prima giovane americana che ha avuto sotto mano.
Quindi, raccontami un po’ di te.
Siete infine stati sommersi dalla neve voi milanesi? E tu, come trascorrerai la vigilia? Alle prese con la consueta cena aziendale? Secondo me, per quanto ogni anno brontoli e sbuffi all’idea di dovervi prendere parte, in fondo in fondo ci vai volentieri e ti diverti pure.
Sui tuoi programmi del 25 invece mi hai già aggiornato. Salutami zia Fernanda. O magari lo farò il direttamente quando ci sentiremo domani
Per quanto ammetta di non essere un profondo conoscitore dei tuoi gusti musicali, oggi ti ho preso un disco che sono sicuro ti piacerà.
Proviene direttamente dal negozio in cui lavoro e, ti posso assicurare, è in perfetto stato di conservazione. L’ho fatto spedire con ogni precauzione e con l’opzione di invio più rapida. Dovrebbe esserti recapitato nei prossimo giorni. Se non ricordo male, prima di partire ti avevo sostituito la puntina del giradischi, quindi avrai modo di ascoltarlo nelle condizioni migliori.
Spero ti piaccia!
Ti abbraccio forte papà!
Non vedo l’ora che venga domani per raccontarti della mia serata a sorpresa.
A proposito: si sta facendo tardi e devo ancora prepararmi!
Scappo, dopo averti detto che ti voglio bene.
Michele]
 

Nella prossima puntata (tra 10 giorni):

Michele a New York e la sorpresa preparatagli da Allison.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *