La scelta finale – XIV puntata

Parte I. Santa Claus is coming
14.

In effetti era già quasi in ritardo. L’appuntamento con Allison era fissato per le sette e Michele doveva ancora iniziare a prepararsi.
Spense il portatile e lo ripose nel cassetto del piccolo mobile che fungeva da scrittoio nonché, all’occorrenza, anche da ripiano dove affastellare alla rinfusa biancheria e capi di abbigliamento.

Quella stanzetta, per quanto accogliente, iniziava ad andargli stretta,  come se lo sbocciare dei suoi affetti avesse di pari passo fatto lievitare le sue esigenze in fatto di spazi e configurazione dei medesimi. Avvertiva l’esigenza di disporre di un appartamento, per quanto di dimensioni contenute dati i costi non proprio irrisori degli affitti vigenti in quella brulicante metropoli, in cui ambientare in modo più stabile le sua esistenza ed in cui ospitare chiunque desiderasse senza doverne rendere conto a terzi.

E, soprattutto, in cui suonare la sua musica preferita a tutto volume.

Spinto dal desiderio di sonorità rock incisive ed elaborate, introdusse nel lettore un CD di Jimi Hendrix e selezionò la traccia numero 15, lasciando che il sontuoso giro iniziale di accordi di chitarra introducesse l’esecuzione di “all along the watch tower”.
-Ci deve essere una qualche via di uscita da qui- disse il giullare al ladro.
Così annunciava l’incipit del pezzo, lasciando che l’improbabile coppia abbandonasse un luogo pieno di confusione, troppa per trovare un po’ di sollievo.
Non era mai riuscito a comprendere appieno il significato di quella canzone (scritta dal Menestrello) e delle sue immagini sospese fra allusioni sociali e realtà fiabesca; in compenso il sound di quell’interpretazione gli aveva sempre comunicato un senso profondo di incalzante determinazione, sostenuta dal ritmo serrato e dagli assoli scattanti lungo la linea melodica.
Un modo di essere musicale che in quel momento sentiva molto affine a sé stesso ed agli orizzonti inattesi che gli si stavano aprendo davanti.
Si svestì con gesti precisi, rapidi e lievi e scivolò canticchiando sotto la doccia (aveva scelto una delle poche camere disponibili dotate di servizi autonomi), pensando, mentre l’acqua fluiva sul suo corpo giovane e tonico, a quanto ancora gli sarebbe occorso per mettere da parte una cifra sufficiente ad affittare un bilocale in una zona decente della città. Il risultato fu un numero di giorni piuttosto ampio ma non incompatibile con progetti di media durata: entro l’estate avrebbe infatti potuto realizzare i suoi piani. Con qualche straordinario in più, oppure passando a tempo pieno, anche prima. Forse già in primavera.
Soddisfatto delle sue previsioni, chiuse il rubinetto e si avvolse nell’accappatoio, asciugandosi con cura. Poi iniziò a vestirsi, scegliendo gli abiti più eleganti che si era portato da Milano.
Quando arrivò il momento di scegliere quali scarpe calzare, gettò un’occhiata fuori dalla finestra: aveva ripreso a nevicare intensamente, per quanto il vento sembrasse essere cessato. Meglio infilarsi un paio di robusti scarponi o a destinazione ci sarebbe arrivato con i piedi fradici e gelati.
Quando ebbe indossato anche il soprabito, estrasse dal cassetto del comodino un piccolo pacchetto confezionato con cura, che ripose nella tasca interna. Per nulla al mondo voleva si rovinasse: conteneva il regalo per Allison, con la quale aveva appuntamento a casa sua fra esattamente 25 minuti.
Si tirò dietro la porta, consegnò le chiavi in reception e si avviò sotto la cascata di neve, certo che sarebbe arrivato in perfetto orario.

Poco dopo l’una anche l’ultimo brindisi ebbe termine e gli allegri convitati iniziarono, lentamente, a defilarsi dopo il consueto carosello di baci, abbracci ed auguri. Il freddo si era fatto decisamente intenso, rendendo ancora più fitta la nebbia che ormai era arrivata ad abbracciare anche le vie dense di edifici del centro.
Gli ultimi a lasciare il locale furono proprio Marta, Bezzi ed i suoi due collaboratori. Presero posto nella volante che era stata parcheggiata nelle vicinanze e si avviarono verso casa del commissario, Tarcisi alla guida.
-mi dispiace Marta- confessò affranto il commissario- ma non sono riuscito a prenderti alcun regalo…-
-anche perché sono praticamente certa che tu non abbia un’idea precisa, o anche solo vaga, di ciò che io possa desiderare- ribatté ironica sua figlia
-ehm…è in effetti possibile che questa tua affermazione colga nel vero- ammise- ma è d’altro canto indubitabile che tu non abbia manifestato desiderio alcuno né fornito indicazioni utili in proposito-
-per un uomo con un intuito come il tuo, temevo che qualsiasi suggerimento potesse risultare superfluo ancorché offensivo…-
-d’accordo- si arrese Bezzi dopo aver registrato con la coda dell’occhio il sorriso divertito di Tarcisi e di Feraboldi- la situazione non presenta per il sottoscritto alcuna via di uscita. Spero che le mie scuse, spontaneamente porte, possano in qualche modo attenuarne la gravità-
-senza dubbio, papà-gli concesse- questo tuttavia avrà un effetto ritardante sul tuo regalo di Natale-
-mi stai dicendo che ne hai preso uno per me?- domandò avvilito
-proprio così-
-non sei obbligata a darmelo…-
-lo farò molto volentieri invece- ribattè- una volta che anche tu avrai spremuto la tua immaginazione al punto tale da far scintillare un’idea apprezzabile-
-siamo arrivati, commissario-si intromise Tarcisi dopo essersi prodotta in una perfetta manovra di parcheggio nell’ampio spiazzo di piazza Sant’Agostino- ci ospita su da lei per un drink, vero?-
-è proprio quello che speravo anche io- incalzò Feraboldi aprendo la portiera dell’autovettura e sprofondando un piede nello spesso tappeto di neve-
-ma certamente!-confermò Bezzi- ho giusto in serbo una bottiglia adatta all’occasione-
-rum?- domandò Feraboldi
-whisky?- propose Tarcisi
-porto vintage- dichiarò il commissario- chi ne vuole mi segua-

Non sembrava esserci nessuno a casa di Alison. Aveva infatti premuto più volte  il campanello senza ottenne alcuna risposta, al punto che, dopo l’ennesimo tentativo infrantosi nella eco sempre più fioca di uno stentato tintinnio, estrasse il cellulare e provò a chiamare la ragazza. Il telefono era staccato, come gli rivelò la segreteria telefonica che scattò  non appena ebbe terminato di digitare l’ultima cifra del numero. Disorientato e confuso, resistette alla tentazione di lasciare un messaggio patetico nella casella vocale e chiuse la comunicazione, trovandosi così improvvisamente ed inesorabilmente a corto di pensieri, anche di minima portata e rilevanza. E, in effetti, compì qualcosa di molto stupido, almeno a giudicare l’azione secondo un criterio puramente oggettivo: roteò il polso sinistro di circa novanta gradi, fino a posizionare il quadrante dell’orologio proprio davanti agli occhi. Poté così constatare che il suo timore, o meglio la sua speranza, di essersi clamorosamente sbagliato arrivando all’appuntamento con esorbitante anticipo, risultava del tutto infondato e privo di senso. L’orario era esattamente quello che avrebbe dovuto essere: le sette in punto, al netto della manciata di minuti che aveva trascorso accanendosi ottusamente sul pulsante del campanello.
Alison non era in casa nonostante avrebbe dovuto esserci.

Questo era il dato di fatto da cui partire per decidere come agire di conseguenza.
La prima contromisura che adottò fu quella di non preoccuparsi eccessivamente. In fondo era pur sempre possibile che fosse in giro a terminare gli ultimi acquisti per la serata, magari in qualche posto dove il cellulare non aveva campo. Provò a comporre nuovamente il numero, ottenendo la medesima risposta meccanica della segreteria, che interpretò come una rassicurante conferma della sua ipotesi. Si sedette dunque sui primi gradini che davano sul pianerottolo, pronto a correre in aiuto della sua ragazza una volta che la avesse scorta salire le scale gravata di pacchi e sacchetti.
Disponendosi ad un’attesa che non era in grado di quantificare, collegò un paio di auricolari al suo cellulare e, dal menù delle tracce musicali, selezionò un album degli U2, lasciandosi trasportare dalla batteria nervosa e polifonica di Larry Mullen Jr.
Questo gli permise di trascorrere quasi mezz’ora in uno stato d’animo privo di particolare tensione, al termine del quale interruppe tuttavia la riproduzione musicale, sacrificando così gli ultimi brani, in quanto udì distintamente il rumore del portone del condominio chiudersi con uno scatto breve e  sonoro.
Levatosi immediatamente in piedi, si sporse dalla tromba delle scale quanto bastava per  poter constatare a chi appartenessero i passi frettolosi e pesanti che stavano risalendo rapidamente i gradini.
Con sua amara sorpresa dovette rilevare che non era Allison la responsabile di quell’incalzante moto ascensionale avvolto su sé stesso, bensì un giovane uomo dalla pelle scura e dall’aspetto che si rivelò essere particolarmente trafelato, una volta che questi, raggiunto il pianerottolo dove si trovava Michele, gli si piantò davanti.
-una ragazza…giù nel parcheggio!- esclamò riferendosi all’area sotterranea del condominio che era stata adibita a garage- sta male! È per terra, priva di sensi!-
Imprecando contro la sua stupida superficialità, Michele si precipitò giù dalle scale dopo aver bruscamente scostato dalla sua traiettoria l’agitato messaggero.
“Altro che ultimi acquisti!” meditò avvilito all’idea di non aver ponderato un’eventualità tanto logica quanto sinistramente probabile.
Saltando i gradini tre alla volta, raggiunse la porta di accesso al sotterraneo in pochi istanti e la spalancò premendone con violenza il maniglione anti panico.
L’oscurità che gli si parò davanti improvvisamente lo costrinse a fermarsi per cercare a tentoni l’interruttore dell’illuminazione. Non ebbe tuttavia tempo per premerlo, perché qualcuno lo precedette
-ciao Michele- scandì una voce fin troppo nota al ragazzo
-Alison! Per fortuna: allora non sei tu che stai male-
-non mi chiamo Alison. Ma non credo la cosa abbia molta importanza a questo punto-
-non capisco…-rispose sentendosi interdetto per la seconda volta in meno di un’ora
-non è necessario che tu capisca. Non per il momento almeno- lo interruppe- ti avevo promesso una sorpresa questa sera, ricordi?-
-certo…-
Fece per avvicinarsi a lei ed abbracciarla.
-non ti muovere! -gli intimò con un tono carico di rabbia fredda.
Come obbedendo ad un richiamo, spuntarono in quel momento, dalla colonna del garage, due uomini robusti e dall’aspetto non esattamente raccomandabile, ai quali si aggiunse, provenendo dalle spalle, il ragazzo del pianerottolo.
-sali lì dentro- gli ordinò indicando un furgone con lo sportello aperto- in fretta e senza fare storie-
-Alison…-
-ti ho già detto che non mi chiamo così. E adesso muoviti, Michele. È ora che ti goda la tua sorpresa. Non credo ne riceverai molte altre dopo questa-
Troppo frastornato ed avvilito per opporre anche la minima resistenza, si avviò verso il veicolo, sul quale salì seguito dai due energumeni.
La ragazza occupò la postazione di guida e mise in moto.
Il ragazzo invece si dileguò dal portone di ingresso.
 

Nella prossima puntata (tra 10 giorni):

Una puntata piena di eventi. Il viaggio di Mika sul furgone con Allison. La ricerca a Chiaravalle di un cadavere. La disperaziione di un padre.

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