La scelta finale – XIX puntata

Parte II. Merry Christmas!
19.

Con il palato ancora pervaso dall’aroma dell’agnello al fumo, meravigliosamente stemperato nel gusto corposo di un Grumello invecchiato al punto giusto, dove il sapore deciso della pietanza si era lentamente immerso fino a fondersi in un’unica e suprema entità eno-gastronomica, Bezzi si apprestò a pagare il non poco salato conto (tenendo conto che, per non strafare in vista degli impegni che li attendevano, si erano limitati ad una sola portata, la stessa per entrambi su suggerimento imperativo del commissario), richiedendo al contempo la cortesia di far arrivare un taxi, cosa che avvenne in capo ad una decina di minuti.
Era da non molto iniziato il pomeriggio quando raggiunsero la seconda meta della giornata, consistente nell’assai vasto complesso (molto più di quello già visitato) della Chimilab, storica realtà esistente dalla metà degli anni ’80, stando ai pochi dati che Tarcisi era riuscita a raccogliere.
Un’ampia distesa di neve sporca e fangosa si estendeva alle spalle del cancello esterno e del prospetto del muro perimetrale, dotato di un buon numero di telecamere, filo spinato sommitale, nonché di tutti gli altri congegni e ritrovati anti intrusione disponibili in commercio. Nell’aria aleggiava un mosaico di odori ignoti e piuttosto sgradevoli, la cui persistenza ristagnava nel vasto spazio vuoto delimitato, sul lato opposto rispetto al cancello, da un monumentale portone di ingresso quasi completamente ricoperto di vetro, sul quale si addensavano, lividi, i riflessi del cielo nuvoloso.
Sulla destra giacevano, ordinatamente impilati e per buona parte cancellati dalla neve, numerosi container, in attesa di essere riempiti e trasportati dalla più che discreta flotta di camion parcheggiata sul lato opposto. Alcune apparecchiature da carico completavano la fauna dello spiazzo.
Essendosi fatti annunciare dalla pattuglia di vigilanza privata che presidiava l’ingresso esterno, Bezzi e Tarcisi vennero accolti sul portone da un giovane uomo, probabilmente più vicino ai trent’anni che ai quaranta che, dopo essersi presentato come assistente del l’amministratore delegato, li fece accomodare in una elegante sala d’attesa. Senza dubbio una procedura del tutto normale, viziata però dalla particolarità che l’uomo, diversamente da quanto ci si sarebbe potuto aspettare in un’azienda storica dell’alto milanese, non solo non era, con ogni evidenza, lombardo, ma neppure originario di una delle altre diciannove regioni della penisola, comprese quelle a statuto speciale. Insomma, per quanto parlasse un italiano più che dignitoso, anzi invero di gran lunga migliore di molte favelle natie in cui era incappato il commissario nella sua ormai discretamente lunga carriera, si trattava palesemente di uno straniero.
-direi tedesco, a giudicare dall’accento- suppose Bezzi
-anche secondo me, commissario-
-questo mi fa pensare che pure l’amministratore delegato che a breve, mi auguro, avremo il piacere di incontrare…-
-sia straniero a sua volta- terminò Tarcisi
-infatti. Un dato che, se confermato, presenta qualcosa di insolito. O quantomeno di inaspettato. In ogni caso, non resta che attendere e vedere chi ci si presenterà davanti-
-spero sarà qualcuno collaborativo ed efficiente. L’odore che, nonostante la profusione di piante e deodoranti ambientali temporizzati, aleggia in ogni angolo, mi risulta quanto mai sgradevole-
-hai ragione, Tarcisi- concordò il commissario- vediamo di sbrigarci il prima possibile-

Non riusciva proprio a comprendere quale relazione potesse avere suo padre con tutto quello. Gli risultava infatti fosse un uomo adorabilmente ordinario, con il suo lavoro, le sue abitudini, l’amore per il figlio e l’angoscia che doveva provare in quei giorni, sapendone la vita attaccata ad un filo esile e remoto, sul quale, con ogni evidenza, non poteva esercitare alcun controllo.
Tuttavia, fatto salvo il sentimento paterno, qualcosa nell’immagine che, costantemente anno dopo anno e giorno dopo giorno, si era creato dell’unico genitore che gli era rimasto dopo la prematura scomparsa della madre, doveva chiaramente essere scivolata fuori dal fuoco del suo sguardo mentale, confondendosi fra la consuetudine dei suoi ricordi e delle sue percezioni.
Provò nuovamente a cercare crepe, incongruenze e qualsiasi smagliatura significativa nel tessuto della sua memoria: un’operazione lunga, meticolosa. E completamente inutile.
In tutto il bagaglio mnemonico di cui disponeva non trovò neppure un fotogramma fuori posto nel ritratto composito di suo padre. L’immagine di ritorno era sempre, coerentemente, quella di un individuo prossimo alla vecchiaia, ancora dotato di un buon bagaglio di energia, che profondeva proficuamente nel suo lavoro così come nei suoi interessi.
Ancora una volta nulla che esulasse dalla confortante normalità.
Eppure, le parole del suo carceriere erano state tanto chiare quanto immuni da ogni possibile fraintendimento: suo padre era non solo al corrente del suo status di prigioniero, ma anche consapevole del perché questo si fosse reso, in qualche misura, necessario.
Ciò poteva solo significare che era, o quanto meno era stato, connesso, coinvolto, compromesso con quella gentaglia e, probabilmente, anche loro complice in qualche progetto criminale.
Perché che si trattasse di criminali era fuori di dubbio.
Ma cosa poteva mai avere a che fare suo padre con il mondo del crimine? Cosa aveva da spartirvi? Come e in che modo? Per quale tramite?
Le domande gli continuavano a rimbombare in testa come se rimbalzassero senza sosta fra le pareti del suo cranio, fino a provocargli un senso di vertiginoso stordimento: due tradimenti nello spazio di neanche dieci giorni erano troppi per chiunque.
Ancor più per lui.
Si lasciò cadere pesantemente sul materasso, facendo sollevare uno sbuffo di polvere.
Quindi si sdraiò e serrò gli occhi, sperando nel sonno.

Le previsioni di Bezzi, così come gli auspici di Tarcisi, trovarono puntuale riscontro nella realtà dei fatti.
La persona che si presentò nella sala d’attesa dopo alcuni minuti, ponendo termine alle manifestazioni moderatamente ostili di impazienza da parte del commissario, il quale si stava già apparecchiando a richiedere al solerte segretario un opportuno sollecito, si rivelò essere una persona straniera garbata, cortese e disponibile. A tal punto che Bezzi si domandò se l’innata diffidenza e conseguente sbrigatività nei confronti delle forze dell’ordine fosse una caratteristica esclusiva del suo suolo natio, invece che un disdicevole atteggiamento diffuso su tutto il globo.
-buongiorno signori- esordì accompagnando il gesto con una stretta di mano sostanziosa ed un sorriso saldo ma non eccessivamente persistente.
Si trattava di un uomo alto e magro, di carnagione molto chiara, sulla quale spiccava una chioma ordinata di capelli biondo grano lisci e sottili. L’accento era senza dubbio germanico, anche se né Bezzi né Tarcisi avrebbero saputo collocarlo con precisione sulla carta geografica dell’Europa Centrale.
-il mio segretario, il dott. Theodor Grünen, mi ha anticipato che avete alcuni quesiti da pormi, ma non ha aggiunto molto altro…-
-non avrebbe potuto, dottor…?- domandò Bezzi al suo interlocutore-
-Karl Otto. Aspetti- rispose estraendo un biglietto da visita da un lussuoso astuccio di metallo, sul quale le iniziali del suo nome erano state incise con lo stesso carattere tipografico utilizzato per quelle che svettavano sulla camicia bianca e perfettamente inamidata, impreziosita da due gemelli di oro bianco- così possiamo dire di aver fatto le presentazioni in modo ufficiale-
-la ringrazio- ribatté Bezzi porgendogli a sua volta un suo biglietto da visita, assai meno elegante per la qualità del cartoncino utilizzato così come per ricercatezza della veste grafica- come le stavo dicendo, il suo assistente non avrebbe potuto fornirle particolari dettagli perché non ne aveva a disposizione. Va da sé che il motivo di ciò consiste nel fatto che intendiamo parlare direttamente con lei-
-sono a vostra disposizione – replicò prontamente- volete seguirmi nel mio ufficio? Faccio strada-
Si avviarono lungo un corridoio sulle cui pareti, dipinte in un color verde acido, chiaro e vagamente infantile, si aprivano ampie vetrate impeccabilmente lucide, dalle quali era possibile osservare delle stanze di dimensioni piuttosto ampie, in cui erano disposti con rigoroso ordine lunghi tavoli bianchi dotati di una struttura metallica, soprastante la quale stavano appesi strumenti di vario tipo, mentre i pianali, per gran parte ingombri, ospitavano diversi macchinari e numerosi PC dall’aspetto potente e performante.
-quelli che vedete alla vostra destra- illustrò Karl Otto con fare compiaciuto- sono i nostri laboratori di ricerca e sviluppo. Si tratta di un elemento, credo si dica così nella vostra lingua, essenziale per un’azienda chimica di successo. È infatti nei laboratori che, da un lato, si fornisce assistenza ai clienti e si realizzano i nuovi prodotti, piuttosto che le migliorie su quelli già in commercio e, dall’altro, si controlla costantemente la qualità di questi e delle materie prime utilizzate per realizzarli. Insomma, commissario, per dirla in poche parole, senza laboratori all’altezza del loro compito, qualsiasi azienda chimica sarebbe destinata ad una vita assai breve-
-e voi cosa producete esattamente nella vostra azienda?- domandò Tarcisi
-siamo specializzati nella realizzazione di reagenti. Cioè di tutte quelle sostanze che prendono parte ad una reazione chimica, assieme ad altri reagenti, per formare nuove sostanze, dette prodotti-
-un po’ come la riproduzione umana, dottore- osservò ironicamente Bezzi-
-esatto, commissario! Proprio come…mi sfuggono i termini nella vostra lingua…-
-gli spermatozoi e gli ovuli- puntualizzò Tarcisi
-quelli, infatti!-
-e che tipo di reagenti producete?-
-di ogni tipo, agente. Dipende dalle richieste dei nostri clienti, che a loro volta sono costituiti da aziende chimiche che realizzano prodotti finiti-
Nel frattempo avevano raggiunto l’area riservata agli uffici direzionali ed amministrativi, alla quale si aveva accesso da una porta a vetri comandata da una fotocellula. Sull’architrave svettava il logo dell’azienda.
Qui il colore dominante era invece un arancione sfumante nel pesca, che trasmetteva un’ineffabile sensazione di spensierata leggerezza, ben supportata da una disposizione “open space” degli uffici, rispetto ai quali quelli dell’amministratore delegato, così come quelli del management, risultavano separati da pareti di vetro sottili ma ben insonorizzate.
Il mobilio era essenziale tanto nelle linee di design quanto nei materiali utilizzati, quasi promanasse dal respiro dello spazio vuoto.
Bezzi e Tarcisi vennero fatti accomodare su avvolgenti poltroncine di pelle bianca, regolarmente disposte attorno ad un tavolo rotondo di vetro ghiacciato, posto nell’angolo destro dell’ufficio del dottor Otto..
-bene, eccomi a vostra disposizione-
-ci risulta, dottor Otto- attaccò Bezzi- che negli ultimi tempi la vostra azienda abbia notevolmente incrementato il volume delle proprie esportazioni-
-confermo. E aggiungo anche che questa non è stata certo né l’unica né la maggiore novità che ha interessato la Chimilab recentemente-
-si spieghi meglio- intervenne Tarcisi- abbiamo cercato infatti di recuperare qualche informazione su di voi dal vostro sito, ma risulta in ristrutturazione…-
-be’, diciamo che, in autunno, è occorso un cambiamento piuttosto epocale. Se vi siete documentati su questa azienda, saprete che nasce negli ormai remoti anni ’80 come una realtà padronale ed assolutamente locale. E tale è stata, in effetti, fino a settembre di quest’anno. Un nome storico di questa zona, con una gloriosa tradizione alle spalle e…con un mare di debiti ed una produzione in piena crisi-
-cosa è successo allora a settembre?-
-quello che ultimamente sta capitando sempre più di frequente nel mondo della piccola e media imprenditoria. E non mi riferisco solo a quella italiana-
-vale a dire?-
-è stata acquisita. Ma non da un concorrente. Bensì da un fondo di private equity. Immagino sappiate di cosa si tratti-
-certamente- confermò Tarcisi forte dei suoi studi universitari- sono fondi istituzionali specializzati nell’acquisire quote di società, arrivando talvolta a rilevarne la totalità-
-precisamente. Nel caso specifico, vale a dire il nostro, la Chimilab è stata acquisita dal fondo Ludwig Cap 1, specializzato, per l’appunto, nel settore chimico, su target di dimensioni medio grandi. Dal momento che mi sembra ne mastichiate della materia, sarete a conoscenza che, non infrequentemente, quando un fondo entra in una società, e ancor più se ne rileva la maggioranza o la totalità, predilige sostituire il management esistente, spesso causa delle non buone condizioni in cui l’azienda versa, con uno di sua designazione e identificazione-
-ora capisco- affermò Bezzi- perché ci sia lei a capo di questa azienda, nonostante abbia ben poco di… domestico-
-infatti- confermò Otto sorridendo- e devo dire che mi trovo proprio bene qui. Questa è una realtà con ottimi fondamentali, eccellenti strutture e solida storicità. Aveva solo bisogno di una guida efficace-
-lei è il solo della…nuova guardia?-
-no. Oltre al sottoscritto è stato inserita ex novo quasi tutta la prima linea, vale a dire il cfo, il responsabile della ricerca e sviluppo, il direttore commerciale e marketing, quello delle operation e quello delle risorse umane. L’unico che abbiamo mantenuto è il direttore di stabilimento. Come vede, una nuova squadra per guidare questa realtà che ammonta all’invidiabile cifra di 600 dipendenti fra tecnici, operai e personale amministrativo e direzionale-
-immagino- osservò Bezzi- derivi da questo nuovo vertice la decisione di puntare sull’export-
-precisamente, commissario. Abbiamo stretto, in pochi mesi, grandi accordi di distribuzione con le principali aziende chimiche europee, nonché con qualche attore di minor rilevanza ma di elevata profittabilità, risanando e rilanciando in modo cospicuo il fatturato e l’utile dell’azienda. Non le nascondo che ne andiamo molto orgogliosi-
-non dubito, dottor Otto, e la ringrazio per l’accuratezza delle informazioni elargite. Ritengo dunque non abbia nulla in contrario a permetterci di visionare i registri commerciali. Giusto per farci un’idea dei vostri clienti-
-non c’è alcun problema. Vi faccio mettere a disposizione il file in pochi minuti. Non avremmo certo alcun motivo per mantenere riservato un dato di questo tipo, dal momento che né lei né la sua collaboratrice rappresentate la concorrenza- chiosò con un sorriso ed una strizzata di occhio.
-la ringrazio e le garantisco che manterremo la massima riservatezza, ove non sia necessario procedere diversamente si intende-
-perché mai si dovrebbe?- ammiccò nuovamente l’amministratore delegato.
 

Nella prossima puntata (tra 10 giorni):

Micky non si rassegna al suo stato di prigionia. I sospetti di Bezzi e Tarcisi si concentrano sulla ChemiLab.

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