La scelta finale – XVIII puntata

Parte II. Merry Christmas!
18.

Non era ancora il caso di provarci: qualsiasi tentativo di fuga si sarebbe infatti molto probabilmente  infranto contro un livello di attenzione troppo vigile ed elevato.
Michele aveva osservato il comportamento dei suoi carcerieri durante il  periodo di prigionia, che ammontava ormai alla poco inviabile cifra di sei giorni e circa tre ore. I tre operavano in modo metodico durante il loro turno di guardia, che affrontavano con annoiata diligenza, riuscendo di fatto a non perderlo mai d’occhio anche quando erano impegnati ad utilizzare i loro cellulari, piuttosto che ad ingannare il tempo con qualche quotidiano o rivista.
Il ragazzo aveva provato a simulare, non più di un paio di volte, un comportamento blandamente sospetto: aveva rovesciato il piatto che ospitava il suo pranzo e, il giorno successivo, si era fermato ad indugiare, immobile, presso la finestra. In entrambi i casi la reazione si era manifestata in uno sguardo torvo ed in un minaccioso levarsi in piedi, senza che venisse pronunciata una parola, culminante nell’estrazione dalla fondina di un revolver di notevoli dimensioni e dall’aspetto quanto mai sinistro. Risultava dunque chiaro che la propensione ad un atteggiamento di tolleranza fosse piuttosto basso, per non dire nullo.
Dopo aver dunque rimuginato diverse opzioni (agire nelle ore notturne, fingere un malore, cercare di aggredire il proprio carceriere), concluse che la scelta migliore sarebbe stata quella di effettuare il tentativo durante la notte di capodanno, approfittando nel probabile calo di attenzione in prossimità della mezzanotte.
Cosa fare invece lo aveva già stabilito. Non poteva certo ammettere che fosse la sua specialità, dal momento che si trattava di un’azione che non aveva mai compiuto prima in vita sua e che si poteva tranquillamente classificare come rischiosa e piuttosto piena di incognite, ma tanto valeva la pena tentare: una finestra anche solo parzialmente danneggiata non era infatti occasione da lasciarsi sfuggire.

Parallelamente ai piani di fuga, le elucubrazioni del giovane e disilluso Michele non avevano cessato di concentrarsi anche sui motivi della sua prigionia. Un tema che era stato già ripetutamente oggetto di estenuanti riflessioni, le quali tuttavia non avevano mai portato ad alcuna ipotesi anche solo accettabilmente interessante.
Infreddolito dall’improvviso abbassarsi della temperatura all’interno della stanza, probabilmente dovuto ad un momentaneo malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento (costituito da alcuni tubi a vista che correvano lungo le pareti), si avvicinò al cencioso materasso dal quale prelevò una coperta sdrucita che poggiò sulle spalle. Un gesto istintivo di calore che gli fece venire in mente suo padre; lo immaginò in preda all’angoscia, essendo trascorsi ben sei giorni dalla loro ultima comunicazione. Si domandò se ci poteva essere qualche modo per fargli avere sue notizie o, quantomeno, per rendergli noto che suo figlio era ancora vivo e ragionevolmente vegeto, ma non riuscì ad individuare alcuna soluzione che non prevedesse la mediazione di chi lo aveva rapito.
Si strinse ancora di più nella coperta, sollevandone un lembo fin sotto il mento, e si dondolò alcuni istanti sul posto, poggiandosi prima sulle punte e poi sui talloni. Quando ritenne di aver accumulato una carica di determinazione sufficiente, si decise a compiere alcuni passi verso il suo custode che sollevò lo sguardo dal giornale e lo osservò con un’espressione di interrogativa attesa.
-vorrei chiedere una cortesia- esordì cercando di mantenere un tono di voce il più possibile fermo e chiaro.
L’uomo sollevò il mento invitandolo silenziosamente a proseguire, concessione che dovette sembrargli fin troppo generosa, dal momento che, aprendo e chiudendo il pugno un paio di volte, lo invitò alla massima concisione.
-si tratta di una richiesta piuttosto impegnativa ma molto importante per me. Anzi essenziale-
Le ciglia dell’uomo si inarcarono in un muto e minaccioso sollecito.
-ho bisogno di comunicare con mio padre-
Un gesto secco di diniego e un moto della mano a scacciare l’idea balzana, come fosse un improbabile insetto, fu tutto ciò che ottenne.
Esattamente la reazione che aveva immaginato. Tentò allora un secondo affondo, provando a minimizzare la portata della richiesta.
-mi basta solo fargli sapere che sono vivo!- supplicò- è anziano e temo non regga la tensione. In fondo sono sei giorni che non ci sentiamo per nulla!-
Era pronto a ricevere un altro e più deciso rifiuto, che avrebbe affrontato utilizzando una disarmante perseveranza, almeno fino a quando il suo interlocutore glielo avrebbe concesso, ponendosi come limite il momento in cui si sarebbe nuovamente trovato a gustare la canna del revolver.
Quello a cui invece non era assolutamente preparato, fu la fragorosa risata in cui scoppiò il suo carceriere, accompagnandola con una sonora pacca a mano aperta sulla coscia. La sua premura filiale dovette infatti risultargli a tal punto esilarante da prevedere un’eccezione alla rigorosa consegna del silenzio, fino a quel momento assiduamente osservata.
-se la tua preoccupazione è di informare tuo padre- gli rispose una volta cessato di ridere- sprechi solo tempo. Lo sa meglio di te con chi ti trovi e perché. Ora stai zitto e preoccupati solo di sopravvivere senza rompermi i coglioni-

Non avrebbe mai potuto immaginare una simile quantità di neve. Quando, la mattina molto presto, avevano contattato il commissariato di Lecco per richiedere qualche informazione sullo stato della viabilità stradale, venne loro caldamente suggerito di raggiungere la destinazione più vicina via treno per poi farsi venire a prendere da una volante locale: un fuoristrada debitamente attrezzato per il non ottimale fondo stradale che caratterizzava pressoché tutta la Brianza in quello scorcio di 2013.
Fidando nel consiglio elargito dal loro collega, Bezzi e Tarcisi si recarono dunque alla Stazione Centrale dove, in uno dei binari secondari, li attendeva un treno regionale che li traghettò fino alla stazione di Monza. Lì trasbordarono su una museale automotrice alimentata a diesel che, arrancando paese dopo paese, li condusse finalmente alla meta.
Tutto era immerso nel bianco immobile della neve depositata. Nell’ora ancora incerta fra la notte e l’aurora, un lucore indefinito iniziava ad alleggerire il colore del cielo, sfogliando gradatamente la sua tinta plumbea in un grigio meno denso e compatto, come spingendo lentamente più in alto il tetto celeste e liberando così l’aria compressa dal buio. Il respiro di un’altra giornata era assicurato, anche se brutta e pesante di nuvole e gelo.
Alle otto il trotto anacronistico del piccolo treno ebbe finalmente termine e Bezzi poté cavallerescamente porgere il braccio a Tarcisi, favorendone la discesa dall’erto gradino del vagone.
Sulla banchina trovarono due giovani agenti, un uomo ed una donna, pronti a riceverli ed a condurli a destinazione.
-gradite un caffè prima di partire?- domandò la donna indicando l’insegna del piccolo bar prospiciente il binario.
-non per me grazie- rispose educatamente Tarcisi
-passo pure io- le fece eco il commissario- purtroppo dobbiamo procedere di fretta perché nel pomeriggio ci attende un’altra ispezione dalle parti di Legnano- omise per pudore di citare la destinazione gastronomica che aveva programmato per mezzogiorno e che avrebbero raggiunto servendosi di un taxi, così da mantenere saldo il livello di riservatezza.
-si tratta sempre dello stesso caso? Intendo dire le due visite di oggi- si informò l’uomo aprendo lo sportello posteriore della volante ed invitandoli ad entrare.
-potrebbe essere- rispose Bezzi rimanendo vago
-bene, mettiamoci in moto allora. Occorrerà circa un quarto d’ora, con queste condizioni di strada, per raggiungere l’azienda-
-sapete dirci qualcosa della Cesti?- si informò Tarcisi
Fu l’agente donna a risponderle, essendo il collega intensamente concentrato sulla guida che si stava rivelando tutt’altro che semplice fra la pendenza, il gelo e la neve.
-si tratta di un setificio storico che negli ultimi anni si è convertito alla produzione di tessuti per le case di moda-
-di questo eravamo già a conoscenza in effetti. Più che altro ci premeva sapere se ultimamente si è verificato qualche accadimento particolare-
-niente che noi abbiamo rilevato o per cui sia stato richiesto il nostro intervento. Certo, di questi tempi anche loro, come la gran parte delle aziende da queste parti, non se la stanno passando benissimo con la crisi. So che stanno esportando sempre di più i loro lavorati perché, probabilmente, ne ottengono un miglior guadagno-
La visita autoptica non aggiunse granché di significativo al quadro sommariamente tratteggiato dalla giovane agente.

L’azienda era costituita da un complesso piuttosto vasto di capannoni, facenti funzione di magazzino, e dalle strutture produttive vere e proprie, dove lunghe ed ordinate file di macchinari larghi e stretti si succedevano ad eguale distanza, simmetricamente allineati sotto una fuga di tubi al neon dai quali scaturiva una luce piatta ed uniforme. Il colore lattiginoso delle macchine creava uno strano contrasto con la folta schiera delle matasse dalle tinte più disparate, disposte su scaffali di metallo scabro. Un pavimento color marrone, infine, restituiva un po’ di calore all’ambiente anonimo e senza profondità.
L’attività ferveva in un clangore metodico e ripetitivo, animato dai gesti misurati e veloci di alcune decine di operai, ben distribuiti fra il genere femminile e quello maschile, nonché variamente assortiti in quanto a provenienza geografica ed appartenenza etnica.
Adiacenti ad una delle strutture produttive, ma allo stesso tempo ben isolati, grazie ad una parete spessa ed insonorizzata, dal rumore piuttosto assordante prodotto da queste, sorgevano gli uffici amministrativi e direzionali, dove il proprietario li condusse dopo averli personalmente accolti presso l’ampio cancello di ingresso.
-come posso esservi utile? commissario- domandò a Bezzi.  Il tono utilizzato era formalmente cortese, ma risuonava allo stesso tempo deciso e velatamente sbrigativo.
“connotazioni tipiche di chi ha la coscienza a posto. O finge di averla” constatò Bezzi elevando di conseguenza il livello di diffidenza.
-siamo interessati alla vostra attività di esportazione- rispose Tarcisi
-già- proseguì Bezzi lanciandole uno sguardo eloquente, il cui soggetto sottinteso era chi dovesse porre le domande ed in generale condurre la situazione- pare che siano notevolmente cresciute negli ultimi mesi-
-non posso che confermare il dato. Per fortuna-
-in che senso?-
-beh, non vi sarà certo sfuggito lo stato di crisi in cui, da ormai quasi tre anni, versa, in tutta la nazione, il settore manifatturiero. La mia azienda, che vanta oltre cento anni di florida esistenza, non fa purtroppo eccezione. Il mercato domestico, come lo definiscono gli addetti ai lavori, si è notevolmente contratto. Non mi riferisco certo alla produzione di alta gamma, quella di lusso per intenderci. Per quella fascia di consumatori concetti come “crisi”, “indebitamento”, “mancanza di risorse economiche” non esistono quasi. Anche se, ultimamente, anche loro… Ma veniamo al dunque: dove abbiamo preso le peggiori batoste, è stato nel pret a porter e nella produzione standard in generale. Lì il crollo delle vendite è stato quasi tragico. Ecco perché, commissario, da ormai un anno ci stiamo sempre più spostando sui mercati esteri. Esistono intere zone del pianeta, che erroneamente continuiamo a considerare poco, o comunque meno, sviluppate, dove invece la fame di benessere e dei suoi status symbol, nonché la disponibilità economica per poterseli permettere, è quanto mai elevata e ben remota dall’estinguersi o saziarsi. A queste mi sto rivolgendo per garantire continuità a questa azienda ed ai quasi trecento operai che ci lavorano-
-a chi vendete? Alle case di moda locali?-
-certamente. Ma anche a quelle “nostrane” che hanno lì, e mi riferisco soprattutto ai mercati latini ed asiatici, i loro stabilimenti, nei quali vengono realizzati capi e linee di abbigliamento maggiormente confacenti ai gusti locali-
-per non parlare- si intromise uno dei due agenti, quello di sesso maschile- della materia prima che viene abbondantemente utilizzata sul posto per produrre copie contraffatte di tutti i generi e sottogeneri, che vengono poi vendute illegalmente e sottocosto proprio qui da noi…-
-non posso negare ci sia anche questo- confermò il proprietario- ma noi non abbiamo nulla a che farci. Almeno direttamente. Noi vendiamo solo a società ed aziende regolarmente riconosciute e registrate nei loro paesi di appartenenza. Cosa accada dopo, non è affar nostro saperlo…-
-molto bene- lo interruppe Bezzi- le dispiacerebbe metterci a disposizione una stanza e portarci i registri degli ultimi mesi? Come avrà intuito, mi interessano le vostre attività di esportazione e voglio avere un quadro aggiornato e completo di tutti gli attori con i quali avete intrattenuto rapporti commerciali. Mi auguro non manchi nulla nell’elenco che mi produrrà altrimenti, quando dovessi rilevare qualche imprecisione od omissione, mi vedrò costretto a tornare qui in veste molto meno amichevole-
-non si preoccupi, commissario. Le fornirò quanto richiesto senza tralasciare alcunché. Prego, seguitemi: vi metto a disposizione la sala riunioni. È ampia e luminosa, nonché dotata di numerosi punti di accesso per i PC-
-proprio quello di cui avevamo bisogno- sottolineò Tarcisi esibendo la custodia del suo portatile-
Meno di due ore dopo il lavoro era pressoché terminato.

Il materiale fornito, sia su supporto cartaceo sia in copia digitale, risultò infatti particolarmente organizzato e razionale nella catalogazione dei dati. Per ogni linea di prodotto erano specificati i clienti interessati e le varie operazioni di vendita effettuate, ognuna sistematicamente collegata ad un contratto generale di fornitura ed a singole bolle di consegna e fatture.
Per maggiore sicurezza, Tarcisi ricopiò nell’hard disk il contenuto della chiavetta USB.  Compiuta questa operazione si recarono dal proprietario, dal quale si congedarono con un garbato augurio di non prossimo ritorno.
A quel punto non restava che farsi riaccompagnare in stazione e congedare i due agenti prima di prenotare il taxi che li avrebbe condotti alla non troppo lontana Montevecchia.

Al netto di qualche approssimazione temporale, sarebbero arrivati al ristorante giusto per mezzogiorno.

 

Nella prossima puntata (tra 10 giorni):

Karl Otto, Amministratore dellegato della ChemiLab, accoglie Bezzi e tTarcisi, con un dialogo pieno di sottintesi.

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