La scelta finale – XX puntata

Parte II. Merry Christmas!
20.

Si era ormai rassegnato all’evidenza che le sue domande ed i suoi interrogativi sarebbero rimasti senza risposta. Almeno fino a quando non fosse riuscito ad uscire dal vicolo cieco, fisico e mentale, in cui era stato costretto.
Dalle sue circolari elucubrazioni non sarebbe infatti emerso alcunché su suo padre e sui motivi che lo avevano portato a ritrovarsi, da ormai otto giorni, in una condizione di degradante sporcizia del suo corpo (che ormai puzzava come quello di un relitto umano di lungo corso), rinchiuso in un edificio anonimo ed ignoto, sotto la presenza costante di un sorvegliante pronto a mettere in funzione la sua rivoltella qualora avesse anche minimamente trasgredito alle deprimenti consegne previste dal suo statuto di prigionia.
Provava disgusto e nausea, entrambi cresciuti a livelli non più tollerabili.
Disgusto per quell’indicibile abbrutimento della sua persona: per l’odore rivoltante, per l’opprimente silenzio, per l’assoluto stato di irrilevanza in cui era tenuta la sua esistenza, neanche fosse un cane alla catena.
Disgusto per il tradimento che gli era stato comminato come un sentenza per il suo scarsissimo valore umano.

Il tradimento di Alison, meno grave e tutto sommato funzionale a qualche progetto a lui ignoto.
Il tradimento indelebile e senza appello di suo padre, macchiato da un’irriscattabile involontarietà e leggerezza. O, peggio ancora, da una indulgente vigliaccheria.
Disgusto per tutta quella amara ed immeritata disillusione.
Se in quel momento avesse potuto aver accesso al suo lettore digitale, che ovviamente gli era stato confiscato insieme ad ogni altro effetto personale, avrebbe suonato a tutto volume “the thin ice” dei Pink Floyd, lasciando che l’urlante e breve assolo finale di chitarra svolgesse la sua balsamica azione catartica, rimedio indispensabile a cui Michele aveva fatto ricorso ogni volta che si era reso conto, contro le ingannevoli apparenze, che il mare non era tiepido ed il cielo non era blu.
Avrebbe trovato una soluzione all’assenza di dispositivi acustici: quel giorno, l’ultimo dell’anno (che non si sarebbe davvero potuto concludere in modo peggiore), era troppo importante per privarlo di una colonna sonora adeguata. In quel momento era solo mattina, più o meno le nove stando al quadrante dell’orologio del suo carceriere a cui era riuscito lanciare una fuggevole occhiata, ma da lì a circa quindici ore lo aspettava un evento importante.

Anzi: decisivo.
E sarebbe dipeso unicamente da lui dargli inizio e portarlo a compimento.
Impensabile farlo senza musica nella testa, luogo segreto ed inviolato in cui la sua voce silenziosa iniziò a intonare: “Mama loves her baby”.

L’aria si addensava immobile sull’ultimo giorno dell’anno. La neve crocchiava compatta e dura, temprata dal gelo notturno, sotto i passi distratti dei milanesi, protesi, per la maggior parte, al pensiero della serata che li avrebbe attesi. Fonte di gioia per alcuni, di deprimente disperazione per altri, di sopita malinconia per i più.
I raggi di un sole peregrino, nelle poche ore di luce che la stagione avrebbe concesso, marcavano ombre sempre più nette e mai abbastanza corte da creare l’illusione di un giorno diverso da quelli che si sarebbero succeduti per i tre mesi successivi.
Il cielo, azzurro e quasi sgombro di nubi, sembrava difettare di profondità, come se il freddo costringesse l’atmosfera a ripiegarsi su sé stessa.
Marta si era data appuntamento, in un bar del centro, con Barbara che, nonostante l’influenza contratta alcuni giorni prima, si era ristabilita con tempistiche sorprendenti, pur di non mancare al brindisi di fine anno, che avrebbe avuto inizio a mezzogiorno in punto.
Come le aveva rivelato sua madre, si trattava di un evento gastronomico di notevole valore, durante il quale una abbondante quantità di Champagne delle migliori e più rinomate etichette sarebbe stata accompagnata da uno squisito assortimento di tartine dal gusto ricercato ed impreziosito da componenti pregiati (ed assai costosi), fra cui l’immancabile caviale, che Barbara non aveva ancora avuto modo di assaggiare nel corso della sua giovane esistenza, e di cui ignorava pressoché qualsiasi caratteristica organolettica, fuorché quella, invero non rilevabile da alcuno dei cinque sensi, di essere un alimento alquanto fico ed esclusivo (o quantomeno lo sarebbe stata la varietà utilizzata per il brindisi).
Insomma, c’erano state consistenti e fondate motivazioni per imbottirsi di antipiretici fino alla soglia fisiologicamente tollerabile, accompagnandoli con una serie di rimedi e ritrovati di origine tradizionale o addirittura esoterica, per riuscire a ristabilirsi a sufficienza (soprattutto nel comparto gastro-intestinale) in vista  dell’ultimo giorno del 2013.
Senza calcolare poi gli eventi mondani che la avrebbero attesa, insieme a Marta, quella sera.
-allora è confermato che andiamo da Giulia?- si informò mentre roteava metodicamente il cucchiaino in una tazza di the bollente al limone (rimedio tradizionale), con la quale avrebbe accompagnato una pasticca di un medicinale a base di loperamide (rimedio scientifico).
-sì, Barbara. L’ho sentita ieri sera. L’appuntamento è per le nove. Ci sarà praticamente tutta la classe-
-bene!- trangugiò una lunga sorsata, a dispetto della temperatura della bevanda- tutto ok in questi giorni alla Terrin&Smith? Mamma mi ha detto che le cose procedono senza scossoni-
-confermo. I due soci rimangono spesso rinchiusi nell’ufficio del dottor Cerruti, ma per il resto mi sembra tutto assolutamente normale-
-si staranno confidando i segreti di fine anno- ironizzò
-può darsi, anche se non mi sembra un posto da grandi segreti, la Terrin&Smith-
-e tu che ne sai?-
-niente in effetti-
-allora mai dire mai- asserì rifilandole una amichevole gomitata sulla spalla- pensa un po’ come ci sarebbe da divertirsi se scoppiasse qualche casino come si deve!-
-io preferirei di no. O andrebbe a finire che mi ritroverei mio padre a girare per gli uffici- constatò dando un’occhiata al suo orologio- dai Barbara, muoviamoci o facciamo tardi-
-pronta- rispose l’amica levandosi in piedi -ho già fame-

-allora, commissario- esordì Tarcisi facendo irruzione nell’ufficio di Bezzi, che trovò intento a studiare l’incartamento della prima azienda che avevano visitato il giorno precedente- come procedono le sue analisi?- domandò riuscendo a stento a trattenere un fremito nella voce.
-non mi sembra stia venendo fuori nulla di particolarmente rilevante. La Cesti appare essere un’azienda tutto sommato solida, fatto salvo qualche rilevante momento di difficoltà nel corso degli ultimi due anni, ben evidenziato dai bilanci del 2011 e del 2012. Devono averli redatti con cura e precisione se sono riuscito a comprenderli, almeno nelle linee fondamentali, anche io. Avrei giusto un paio di domande da porti, ma sono tutto sommato secondarie. Insomma, pare che la scelta di potenziare l’export stia dando i suoi frutti, anche se i dati disponibili per il periodo più recente sono solo parziali e, sostanzialmente, più assimilabili a proiezioni che ad elementi consolidati. Per quelli bisognerà aspettare che venga depositato il bilancio relativo all’anno in corso. Sulle aziende clienti pare proprio che il proprietario abbia detto la verità. Ho chiesto a quelli della Finanza di far fare qualche accertamento ai loro colleghi di altri paesi ed in effetti risulta che queste siano tutte società in piena regola ed in buone condizioni. Tant’è che la Cesti non ha fino ad ora aperto alcun sinistro con l’assicurazione del credito che le copre l’attività in tutti i paesi in cui esporta-
-quali sono?-
-quelli che ci erano già stati anticipati: Medio ed Estremo oriente, Russia, America Latina. Ma anche Stati Uniti e qualche stato Europeo. In breve, la situazione appare perfettamente in regola-
-possiamo archiviare il dossier, commissario?-
-direi di sì. Attendiamo ancora qualche giorno per vedere se emergono nuovi elementi dalle polizie locali. Ci hanno garantito che faranno ulteriori approfondimenti-
-bene…-
-tu, Tarcisi? Hai trovato qualcosa?-
-ancora non sono sicura, commissario. Certo è che la situazione della Chimilab appare oggettivamente ben più complessa di quella della Cesti-
-la cosa non mi stupisce. Raccontami un po’ che idea ti sei fatta-
-beh, innanzitutto partirei dalle condizioni in cui versava l’azienda prima di essere acquisita dal fondo di private equity-
-il signor Otto ci aveva descritto un quadro piuttosto drammatico…-
-è proprio questo il punto. Io lo definirei “problematico”, forse anche “critico”, ma non certo insanabile se non con un intervento invasivo dall’esterno, come è in effetti avvenuto-
-da quel poco che ne so, questi fondi agiscono non di rado con finalità speculative, andando ad accaparrasi sul mercato bocconi pregiati con un impiego di capitale contenuto-
-infatti così di solito avviene, normalmente in misura proporzionale alla condizione di difficoltà in cui versa l’azienda. Più è prossima al rischio di default, più basso risulta il prezzo di acquisto. Eppure, dando un’occhiata ai bilanci degli ultimi tre anni, la Chimilab sembrava navigare piuttosto bene nel periodo di difficoltà che, innegabilmente, stava attraversando. E, infatti, l’esborso di capitale per rilevare le quote dai soci fondatori è stato piuttosto esorbitante, anche considerando un’azienda in piena salute e perfettamente lanciata sul mercato-
-insomma mi stai dicendo che la Chimilab, realtà di dimensioni medio grandi in una fase discendente della sua parabola esistenziale, è stata acquisita pagandola come fosse un leader di mercato?-
-precisamente, commissario- confermò l’agente- l’impressione, a dirla tutta, è che ci fosse la precisa volontà di acquisire la Chimilab, anche a costo di pagarla ben oltre il suo effettivo valore di mercato, con finalità che difficilmente possono essere ascritte al desiderio di salvarla dal fallimento, dal momento che non sembrava proprio versare, né essere prossima, ad una condizione di questo genere-
-interessante, Tarcisi, interessante- rifletté Bezzi
-tecnicamente, l’operazione che è stata compiuta viene definita Management Buyin. Vale a dire, in questo specifico caso, che una serie di managers di altre industrie chimiche, non a caso quelle a cui la Chemilab fornisce oggi i reagenti ad un prezzo competitivo rispetto alla media di mercato per quel genere di prodotti, si sono costituiti, attraverso intermediari istituzionali autorizzati, limited partners del fondo Ludwig Cap 1, fornendo la gran parte del capitale impiegato per realizzare l’acquisizione-
-un’operazione a dir poco mirata-
-infatti. E un altro aspetto peculiare consiste nel fatto che, una volta conclusa l’acquisizione, gli investimenti successivi sono stati piuttosto contenuti e non hanno sostanzialmente intaccato le strategie produttive dell’azienda, fatto salvo il circuito di distribuzione-
-come se l’interesse precipuo fosse quello di acquisirla così come era, indipendentemente dal prezzo, per poterla utilizzare come proprio fornitore “interno”-
-si dovrebbe dire “captive”-
-sia quel che sia, la faccenda merita i dovuti approfondimenti-
-occorrerà un po’ di tempo commissario-
-nessun problema, Tarcisi: da domani inizia un nuovo anno. Ma dovremo concludere le indagini prima del 15 gennaio-
 

Nella prossima puntata (tra 10 giorni):

Micky tenta la fuga con uno stratagemma.

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