La scelta finale – XXIX e XXX puntata

Parte III. And Happy New Year.
29.

-e questo è quanto, agente Starnel- concluse Bezzi
Gli era occorsa una buona mezz’ora per riferire in modo accurato e preciso dell’interrogatorio di Cerruti e degli elementi che ne erano emersi.
Il fiume di parole del commissario ebbe in risposta, dall’altro capo della linea, un silenzio assorto e prolungato, tanto che pensò che questa fosse, per qualche motivo, caduta.
-tutto bene, agente?- domandò
-sto riflettendo, commissario- rispose questa con un tono assorto- e considerando quali possano essere le nostre prossime mosse-
In sottofondo si udì un rumore di carta stropicciata e, subito dopo, un triturare lieve e continuo.
Probabilmente, le mandibole della sua interlocutrice erano alle prese con qualche alimento di elevata croccantezza, che stavano sottoponendo ad un vorace sminuzzamento.
A Bezzi venne in mente l’immagine di Sherlock Holmes, intento a suonare il violino per poter raggiungere uno livello di concentrazione ottimale.
-la necessità di non destare sospetti costituisce sicuramente il tema più rilevante- asserì, confermando a se stessa la bontà della sua elucubrazione- se ciò non avvenisse- proseguì articolando il ragionamento-quello che rischiamo seriamente di ottenere è che i nostri Fratelli mangino la foglia e blocchino tutto. Con la molto probabile, nefasta, conseguenza che l’esecuzione del piano, qualunque esso sia, venga posticipata a tempi migliori-
-piano di cui non siamo a conoscenza per il momento, se non per quanto riguarda il giorno previsto per la sua esecuzione. Vale a dire il 15 gennaio-
-già… tuttavia, a questo si aggiunge quanto ha lasciato intendere Cerruti stesso. Cioè che, trattandosi di tre aziende chimiche, esse servono alla nostra confraternita per fabbricare l’occorrente con il quale compiranno gli attentati-
-Infatti- confermò Bezzi- A cominciare da Milano, che, a quanto pare, è stata scelta come piazza pilota per questo infausto progetto. Non credo di sbagliarmi affermando che in fabbriche di quel tipo, avendo a disposizione i componenti giusti, si possono confezionare bombe o addirittura armi chimiche. La Chimilab produce reagenti, le altre due aziende gas di varia natura. Non occorre una laurea in chimica per comprendere che dispongono di tutto il necessario per far saltare in aria qualche luogo pubblico, o per avvelenare alcune centinaia di persone in un colpo solo-
-e, riguardo ai manager posti a capo dell’azienda, è venuto alla luce qualche altro elemento interessante, che magari ci possa essere utile per rintracciare Cherish?-
-per il momento nient’altro, oltre a quanto ci ha riferito Cerruti. Cioè che l’Amministratore Delegato, e tutti i suoi riporti diretti, sono stati designati direttamente dal committente. Ci stiamo comunque muovendo con molta cautela, cercando di non sollevare troppa polvere. In ogni caso, risultano essere tutti manager di comprovata esperienza nel settore e nella funzione in cui operano, per i quali la Chimilab può semplicemente costituire una buona opportunità professionale, a prescindere dal loro possibile coinvolgimento con i Fratelli dell’Uguaglianza. L’unico su cui mi risulta difficile non nutrire fondati sospetti è l’Amministratore Delegato, dato il livello strategico della sua funzione-
-Tornando alle possibili modalità dell’attentato- sentenziò Starnel- credo, commissario, che abbia davvero centrato il cuore del problema-
-Spero proprio di sì. Ma non è tutto- aggiunse questi dopo un lungo silenzio, ritmato dal suo respiro lieve e regolare e come più profondo ad ogni espirazione- penso anche di aver appena capito quale obiettivo intendono colpire e come lo faranno-

-si deve fidare delle mie parole. Le assicuro che non è emerso alcunché dalla mia visita al commissariato- aveva accuratamente evitato di utilizzare il termine “interrogatorio”, la cui semplice forza semantica avrebbe potuto suscitare l’ira del suo interlocutore, il cui stato d’animo appariva, in quel momento, già sufficientemente instabile. Per non parlare della voce, nella quale il tono di fredda e controllata minaccia suonava come un’arma micidiale puntata diritto contro di lui.
-ne è proprio certo, o dobbiamo aspettarci qualche sorpresa? Le assicuro che non verrebbe minimamente tollerata. Si ricordi che fine ha fatto il figlio di Paredri e, soprattutto, quella che abbiamo fatto fare a quel deficiente ricco e viziato con la passione delle bombolette spray, che, non fosse stato per il nostro solerte e talentuoso commissario, a quest’ora starebbe ancora a marcire in mezzo ad un campo gelato. Nel caso dovessimo fare fuori anche lei, ci vedremmo costretti a riservarle un trattamento ancor meno di favore e a bruciarla assieme a qualche copertone, così da mascherare il lezzo della sua carne combusta di vecchio, piuttosto che ficcarla in qualche discarica, lasciandola a putrefarsi in mezzo a rifiuti di varia natura. Ha lavorato un’intera vita, è un uomo ricco, e questo anche, e non in piccola parte, grazie a noi: credo si meriti una morte serena e tardiva, corredata da un funerale in pompa magna e da una tumulazione di prima classe- ci fu un istante di pausa, poi Cherish proseguì con il suo discorso, insistendo su alcune domande che gli premevano in modo particolare- di cosa avete parlato lei è il commissario?-
-glielo ho già detto, ma glielo ripeto più che volentieri- rispose Cerruti con fare compiacente, mentre una goccia di sudore, scivolata lungo la tempia destra, aveva preso a percorrere il display del cellulare, per venire infine risucchiata dalla grata del microfono- Bezzi ha voluto sapere con precisione dove mi trovassi il pomeriggio in cui Marcello si è tolto la vita e cosa ho fatto la mattina in cui l’ho trovato impiccato. Gli interessava capire se ho toccato o rimosso qualcosa dalla scena del suicidio e, in generale, qualsiasi azione io abbia compiuto fino al momento in cui è arrivato lui-
-e lei cosa ha risposto?- il tono suonava nuovamente carico di minaccia, nonostante la domanda fosse stata porta con una specie di affettata noncuranza
-quello che avevamo concordato. Né più né meno-
-quindi mi conferma che non è stato fatto alcun cenno, neppure minimo, ad…argomenti non autorizzati. Giusto?-
-assolutamente. Nonostante l’insistenza mostrata dal commissario, sono riuscito a non deviare minimamente dal percorso stabilito, per così dire, confermando la mia assoluta ignoranza sulle motivazioni che stanno alla base dell’omicidio del figlio di Marcello e delle conseguenze estreme che ne sono maturate-
-nessun sospetto, dunque, da parte della polizia riguardo la Chimilab?-
-no. Lo escludo categoricamente, perché, come avevamo concordato, ho provveduto personalmente a cancellare il file relativo alla ricerca. Fra la Terrin&Smith e la Chimilab non risulta ufficialmente alcun collegamento. Bezzi non potrà andare oltre, almeno per quanto dipende da me, a ciò che già ha appreso a proposito dell’azienda-
-e le assicuro che non è affatto poco. Il nostro solerte commissario ha già operato troppi collegamenti ed ampliato il suo raggio di azione oltre la misura che avremmo gradito. Ma questo non è affar suo. Per il momento non ho altro da chiederle o da comandarle, ma le ribadisco l’ordine tassativo di rendersi sempre ed immediatamente disponibile, altrimenti…-
-ho compreso perfettamente e le garantisco la massima obbedienza. Posso andare, adesso?-
-sì, può andare- ribatté il suo interlocutore, interrompendo seccamente la conversazione.
Reggendo ancora in mano il cellulare, ormai completamente muto, Cerruti estrasse dalla tasca dei pantaloni un fazzoletto di cotone, sul quale svettavano, ricamate in blu, le sue iniziali.
Tremando leggermente, deterse il sudore di cui era copiosamente imperlata la fronte. Ne percepiva la presenza anche lungo la schiena, sotto le ascelle e fra i capelli. Fu assai grato del fatto che quella conversazione fosse avvenuta al telefono: se si fosse trovato al cospetto del suo interlocutore, le traspirazioni del suo corpo lo avrebbero tradito senza pietà.
 

Parte III. And Happy New Year.
30.

Non c’era da fare affidamento sulla possibilità di anticipare gli eventi. Sfortunatamente, oltre a quelli richiesti per procurare tutti i componenti necessari, vi erano anche i tempi tecnici di fabbricazione, collaudo e consegna del “manufatto”, come era stato definito in codice, che non potevano in alcun modo essere elusi.
Senza calcolare che la fase terminale dell’assemblaggio, quella che sarebbe spettata a lui, richiedeva, ad una persona non esperta, particolare cura ed attenzione, al fine di scongiurare irreparabili incidenti di percorso.
Certo, secondo il piano originale, le cose sarebbero dovute andare diversamente. Il suo compito iniziale era infatti di natura strategica e logistica, ma certamente non operativa.
Ciò che gli era stato richiesto, in quanto membro anziano del gruppo, consisteva sostanzialmente nel preparare il terreno all’azione.
E non poteva davvero considerarsi un compito da poco, data la sua complessità.
Innanzitutto, era stato necessario trovare la persona giusta a cui affidare, a sua insaputa, la realizzazione dei messaggi in codice, e, senza alcun dubbio, Marco Franesi si era rivelata una scelta assolutamente indovinata: vanesio e pavido al punto giusto da accettare, senza opporre alcuna resistenza o obiezione, l’incarico che gli era stato affidato.
E, soprattutto, dotato di un talento più che sufficiente per eseguirlo al meglio.
Non che metterlo nelle condizioni di operare con il dovuto agio non avesse, a sua volta, presentato qualche difficoltà di natura pratica.
Affinché un ragazzetto, per quanto ormai un po’ attempato per essere definito tale, potesse trascorrere indisturbato tutto il tempo necessario a completare la sua opera sulle banchine di ben tre differenti stazioni metropolitane, era stato ovviamente indispensabile garantirsi la collaborazione proattiva del personale di servizio in quel momento. Agevolazione che era stata ottenuta con una miscela equilibrata di elementi gratificanti (costituiti dall’esborso di qualche migliaio di euro), elementi persuasori (concretizzatisi nella minaccia di ripagare una qualsiasi forma di resistenza, o anche solo di perplessità, con l’interruzione subitanea dell’esistenza terrena dell’eventuale testa calda) ed, infine, da elementi dissuasori (vale a dire nel replicare la medesima minaccia anche in caso di diffusione, di qualsivoglia natura e verso qualsivoglia destinatario, in particolare le forze dell’ordine, di quanto appena condiviso).
Ma, dopo il brillante esito di questa fase iniziale, tutto aveva preso ad andare per il verso storto, facendo maturare gli eventi verso gli esiti correnti, del tutto incoerenti con quelli previsti originariamente.
Con il risultato finale che l’entità e la complessità del compito a lui affidato si era notevolmente evoluta, al punto che gli era stata trasferita l’incombenza di portare a compimento l’intero piano, sollevando dall’incarico la cellula operativa, ben più addestrata di lui a finalizzare operazioni di quel tipo.
La motivazione alla base di questa decisone era stata espressa con estrema chiarezza: l’operazione risultava già a tal punto compromessa da rendere indispensabile coinvolgere il minor numero di attori, al fine di preservare una, sia pur risicata, probabilità di successo.
Insomma, minore la carne al fuoco, maggiore la possibilità di non mandare tutto in fumo.
Ed ecco che ora si vedeva costretto a studiare una complicata serie di istruzioni, che avrebbe dovuto assimilare talmente bene da mandarle a memoria, così da eseguirle con la massima fluidità.
Di tempo ne aveva: dieci giorni pieni, dal momento che era solo il 5 di gennaio. Ma il terrore del possibile fallimento, insinuava nel suo animo una crescente ansia ed impazienza per quel, tutto sommato, lungo intervallo di attesa, che impiegava ripetendo fino alla nausea le “nozioni” che aveva appreso, sempre più smanioso di poter dar loro sostanza e concretezza in quello che sarebbe stato il Grande Inizio di una nuova era storica.
Una missione difficile, senza ombra di dubbio.
Ma lui, ancora una volta, si sarebbe mostrato perfettamente all’altezza.

-ricapitoliamo commissario- esortò Tarcisi- quanto ha illustrato a me ed all’agente Starnel ieri. Personalmente ho bisogno di raccapezzarmi, quindi, ascoltare di nuovo la sua teoria, illustrata a beneficio del qui presente professor Feraboldi, non potrà che giovarmi-
Era ancora mattina piuttosto presto, poco dopo l’alba che era sorta a ridosso delle otto, quando Feraboldi aveva raggiunto Bezzi in commissariato, pungolato da una curiosità che gli aveva consentito di attraversare le strade ed i marciapiedi innevati con falcate degne di creature mitologiche e divinità pagane del mondo greco-romano, delle quali una qualche scintilla doveva evidentemente essere sopravvissuta nei piedi alati del professore che, con mirabile leggiadria, avevano calcato il candido manto semi ghiacciato, senza mai scivolare o anche solo accennare a finire in fallo.
Questa sorta di accelerazione magica della personalità, in perfetto stile omerico, gli aveva permesso di raggiungere il commissariato in un tempo più confacente ad una competizione di mezzo fondo che ad un tragitto pedonale svolto in pieno inverno e di presentarsi al cospetto di Bezzi con un invitante corredo di brioches appena sfornate, il cui aroma fragrante e delicatamente persistente aveva  piacevolmente invaso l’ufficio, accelerando subitaneamente il metabolismo delle papille gustative del commissario.
-d’accordo Tarcisi- rispose questi mentre faceva scomparire l’ultimo frammento di sfoglia, avvolta attorno ad un nucleo di marmellata ai frutti di bosco, dentro le sue fauci instancabili- riprendiamo tutto dall’inizio, così da ottenere il massimo della chiarezza-
Si accomodò meglio sulla sua poltroncina e si schiarì la gola per dare ufficialmente avviò al suo ragionamento
-Grazie all’intuito di mia figlia ed alle ipotesi che abbiamo costruito a quattro mani per combattere la noia sonnolenta del giorno di Santo Stefano, siamo riusciti a carpire il significato del primo e del terzo murales. Dove la rappresentazione con la scritta “AURORA” costituisce il segnale di inizio dell’operazione che, come si può evincere decriptando il terzo murales, quello con la breve sequenza di note musicali, avrà luogo il 15 gennaio prossimo venturo. Riguardo a quest’ultimo punto non mi sento di aggiungere nient’altro, avendovi già spiegato in che modo siamo riusciti a ricavare questa data.
Inizio e termine dunque: questi i due dati temporali di cui disponevamo.
Per attribuire loro il giusto significato ed il contesto corretto, occorreva tuttavia decifrare il messaggio contenuto nel secondo murales, quello costituito da un planisfero punteggiato di strane macchie rosse. Questo importante, anzi fondamentale, passaggio è avvenuto ieri, durante l’interrogatorio di Cerruti.
Sono convinto che il secondo murales raffiguri le modalità con le quali avverrà l’attentato, in cui l’operazione consiste. Vale a dire una bomba, ben rappresentata dalle caratteristiche iconografiche di quelle macchie rosse, ove l’alternativa avrebbe potuto essere un arma chimica in grado di avvelenare le future vittime, piuttosto che qualche altro congegno letale, realizzabile in fabbriche di quel tipo.
Ma sapere quando e come i Fratelli dell’Uguaglianza intendono colpire non è ci certo sufficiente-
-è necessario scoprire anche dove- osservò Feraboldi
-precisamente, Tiziano- confermò il commissario sottolineando il suo assenso con un cenno del capo- E, a tal proposito, ho elaborato un’ipotesi che vorrei sottoporre al tuo vaglio critico-
-procedi pure, Fulvio. Ti sto ascoltando con la massima attenzione-
-il mio ragionamento si basa essenzialmente, e, devo confessare, unicamente, su un dato di fatto e su un postulato. Per cui, se il postulato dovesse dimostrarsi infondato o se l’interpretazione che darò del dato di fatto dovesse risultare errata, o se, nel peggiore dei casi, entrambe le cose si verificassero, non avremo purtroppo altro materiale con cui progettare una contromossa-
-ti dispiace se iniziamo dal postulato, Fulvio? Mi sembra, nello svolgere un processo logico, il punto di origine da cui evolvere verso i passaggi successivi-
-non ti sbagli, Tiziano. Ed ecco di cosa si tratta: io ero, e continuo ad essere, convinto che l’eliminazione di Marco Franesi sia avvenuta prematuramente rispetto a quella che doveva essere la tempistica originale. Mi spiego meglio: proviamo a ragionare secondo il punto di vista dei gruppi terroristici moderni. Come mi hai spiegato quando ci siamo sentiti ieri sera, l’organizzazione stessa di queste entità, oltre che il loro modus operandi specifico, è concepito in modo di garantire la massima impermeabilità e segmentazione, così da frammentare il più possibile ogni tipo di rischio che possa inficiare l’esistenza dell’organizzazione stessa, piuttosto che la buona riuscita delle azioni da questa programmate. Sono, mi hai riferito, unità suddivise in cellule fra loro comunicanti secondo un principio di scomposizione dell’informazione. In buona sostanza, se immaginiamo che sia stato deciso di compiere una determinata azione, diciamo pure un attentato riferendoci al nostro caso specifico, possiamo supporre, sulla base di quanto appena detto, che vi prendano parte almeno due unità: una deputata a trasmettere le istruzioni necessarie affinché l’azione venga finalizzata e un’altra a cui spetta recepire tali informazioni ed seguire materialmente l’attentato-
-fin qui tutto perfettamente chiaro, commissario- osservò Tarcisi
-bene. Nel nostro caso, ritengo che il processo di trasmissione delle informazioni/istruzioni sia rimasto privo dell’ultimo passaggio: quello relativo al luogo in cui attuare l’attentato-
-e ciò è avvenuto perché, per causa nostra, Franesi è stato scoperto-
-precisamente Tarcisi. A quel punto, la cellula “istruttrice”, rappresentata con ogni probabilità da Steve Cherish, ha ritenuto opportuno, e quindi meno rischioso, togliere dalla circolazione il ragazzo-
-ma allora- intervenne Feraboldi- la cellula esecutrice è rimasta priva dell’ultimo ed imprescindibile segmento di informazione. Cioè dove colpire-
-infatti-
-perché, Fulvio?-
-perché i piani sono necessariamente mutati, causando una semplificazione del processo, tale per cui cellula istruttrice e cellula esecutrice sono venute a coincidere. In poche parole, la finalizzazione dell’attentato è passata sotto la responsabilità di Steve Cherish, che non sa esplicitamente dove colpire, in osservanza del principio già enunciato di frammentazione dell’informazione, ma che, con ogni probabilità, è in grado di ricavare il dato sulla base di un qualche codice o procedimento logico da utilizzare in caso di passaggio ad un piano di riserva, quale è appunto quello a cui il nostro Fratello deve ora ricorrere-
-bene, commissario, direi che è arrivato il momento di passare al dato di fatto ed alle elucubrazioni che lei ne ha derivato-
-È quello che, per l’appunto, stavo per fare. Il dato di fatto è di per sé evidente e ne abbiamo implicitamente già accennato: manca, o meglio non è stato realizzato l’ultimo murales, quello che credo si possa definire il “murales bersaglio”. Un’ultima rappresentazione, la cui mera presenza avrebbe indicato la stazione metropolitana da colpire, facendola plausibilmente saltare in aria-
-e, partendo dal presupposto che anche Steve Cherish ignori quale questa possa essere, in mancanza di una indicazione esplicita in tal senso, quale ritieni sia la chiave di cui dispone per ricavare comunque l’informazione?- domandò Feraboldi
-una chiave, se la mia ipotesi, come spero, risulterà corretta, della quale disponiamo anche noi-
-sarebbe a dire, Fulvio?-
-la sequenza delle stazioni marcate dai murales ed il tassello che manca per completarla, ovvero la stazione che, secondo una coerente progressione logica, dovrà necessariamente essere considerata quella corretta nella quale far saltare l’ordigno-
-continua con il tuo ragionamento- lo esortò Feraboldi teso in uno sforzo di concentrazione assoluta
-la prima stazione ad essere stata graziosamente decorata è stata quella di Cadorna, dove sono compresenti due linee metropolitane ed una stazione Ferroviaria, quella delle linee Nord. Il secondo bersaglio è stata la stazione di Garibaldi, dove sono presenti un’unica linea metropolitana ed una stazione ferroviaria. Il terzo la stazione di Loreto, dove tornano ad intersecarsi due linee metropolitane, ma dove non ci sono linee ferroviarie. Quindi, rispetto alla stazione di Cadorna, le due successive risultano essere prive di una delle caratteristiche di questa: le due linee metropolitane nel caso di Garibaldi, la stazione ferroviaria nel caso di Loreto-
-tutto chiaro, Fulvio. Quindi?- domandò il professore, al quale quell’insieme di dati non sembrava condurre a nessun approdo logico particolare.
-quindi, Tiziano, per poter chiudere il cerchio con una scelta univoca, non rimane che identificare come bersaglio una stazione che, nuovamente, possegga le caratteristiche della prima. Diversamente sarebbe impossibile identificare un obiettivo unico coerente con la sequenza, dal momento che la rete metropolitana è piena di stazioni “singole”, vale a dire senza intersezioni e compresenza di linee ferroviarie. Quale è dunque l’unica stazione, oltre a quella di Cadorna, dove coesistono due linee metropolitane ed una stazione ferroviaria?-
-la Stazione Centrale!- risposero all’unisono Feraboldi e Tarcisi
-precisamente. È quello il bersaglio che Steve Cherish tenterà di colpire. Ma non ci riuscirà, perché noi glielo impediremo, anche a costo di spedirlo senza troppi complimenti all’altro mondo, cosa che il nostro uomo non ha esitato a fare con un ragazzo senza alcuna colpa, se non quella cavarsela egregiamente con la pittura spray. Per non parlare poi dell’omicidio di Michele Paredri. La clemenza è un privilegio che bisogna sapersi meritare- sentenziò.

 
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<h3>Nella prossima puntata (tra 10 giorni):</h3>
Ormai ci siamo. Si scoprono i misteri.</blockquote>

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