La scelta finale – XXVII e XXVIII puntata

Parte III. And Happy New Year.
27.

-quindi, agente Starnel, mi sembra evidente che dietro l’omicidio di Michele Paredri ci sia una organizzazione criminale quantomeno di una certa rilevanza-
-proprio così, commissario- il titolo suonava molto simile al corrispondente italiano- il ragazzo non si trovava per caso in quello stabile abbandonato: non dispongo di prove concrete per dimostrarlo, ma ne sono egualmente certa. Michele Paredri ha cercato di fuggire da quella squallida prigione in cui, purtroppo non so da quanto, era stato recluso. Per farlo non ha esitato a sfondare il vetro di una finestra, lanciandovisi contro. Una volta conquistata la piccola stradina del vicolo, ha iniziato a correre, con tutta la goffa velocità che la neve gli consentiva. Ci è arrivato vicino. Aveva quasi raggiunto la strada principale in cui il vicolo sfocia, prima che una pallottola lo facesse cadere in avanti e finire contro il paraurti dell’auto che ha posto fine alla sua esistenza- ci fu un momento di pausa durante il quale si udì il respiro pesante dell’agente- di tutto questo sono certa, commissario. Così come sono certa che eventi di questo tipo non hanno alle spalle criminali comuni. Come le dicevo, quell’edificio risulta essere stato affittato ad un fantasma utilizzato come paravento. Dietro tutto questo io vedo organizzazione, premeditazione, finalità-
-rimane da capire perché Michele Paredri sia entrato a far parte di questo meccanismo, tanto per cominciare. E forse, una volta spiegato questo primo punto, si potrà disporre di qualche elemento utile per capire con cosa abbiamo a che fare-
-esattamente. Ma possiamo contare anche su un’altra certezza, commissario, stando a quanto mi ha raccontato lei-
-concordo, anche se, come nel suo caso, non disponiamo di prove concrete: Marcello Paredri, il padre della vittima, era perfettamente a conoscenza che suo figlio era stato rapito, sapeva anche perché ciò era avvenuto e, soprattutto, riteneva in qualche modo e per qualche ragione, di esserne responsabile. Diversamente non riuscirei a capire la sua “prontezza” nel suicidarsi. Non sarebbe il primo genitore che non regge alla morte del figlio, intendiamoci, ma non pensare neppure a vederlo per l’ultima volta e ad organizzargli un funerale prima di togliersi la vita…-
-e questa ipotesi, sulla quale non posso che essere d’accordo, ci porta necessariamente a pensare che Marcello Paredri fosse in qualche misura coinvolto o compromesso con chi gli ha rapito e ucciso il figlio-
-questo è fuori di dubbio. Il dato drammatico è che, al momento, non è emerso ancora nulla-
-avete perquisito il suo ufficio?-
-certamente. Ed anche il suo appartamento. Ma non è sbucato fuori alcunché di utile-
-dai suoi PC?-
-ancora niente. Ma, su quel frangente, il lavoro è appena iniziato. Quello domestico in verità è già stato passato al setaccio ma senza alcun esito degno di nota. Per quello dell’ufficio occorrerà un po’ più di tempo perché stiamo analizzando anche i dati contenuti nel server della Terrin&Smith-aveva già condiviso con l’agente il nome della società in cui operava Paredri, specificandone la tipologia professionale- così da essere sicuri di non tralasciare alcuna traccia-
-avete interrogato l’altro socio?-
-sì, senza calcare troppo la mano invero, perché al momento non sembra sia necessario farlo-
-è al corrente di qualche cosa?-
-sapeva che Michele Paredri si trovava a New York, in cerca di un lavoro, che aveva anche trovato, nonché, probabilmente, di una nuova vita oltreoceano. È chiaramente rimasto sconvolto dal messaggio inviatogli dal socio e ha cercato di contattarlo al telefono, ma senza esito poiché risultava staccato. Purtroppo, trovandosi piuttosto lontano da Milano, ad un evento presso un suo cliente (abbiamo verificato il dato fornito e risulta veritiero), non ha potuto recarsi in ufficio fino a questa mattina-
-è stato dunque lui a scoprire il corpo?-
-sì-
-e immagino non sappia nulla del perché il ragazzo sia stato ucciso e del perché ciò abbia indotto suo padre a suicidarsi a stretto giro-
-così almeno sostiene e per il momento non disponiamo di elementi che possano farci ritenere il contrario. Cerruti è, come potrà immaginare, piuttosto sconvolto dall’accaduto-
-comprensibile…-
-ma qualcosa non la convince agente. Mi sbaglio?-
-no, non sbaglia. Anche perché neppure lei è del tutto convinto. Mi sbaglio?-
Ci fu una risata sommessa da parte di entrambi.
-no, non si sbaglia. Se il suo socio di affari nonché amico le dicesse che suo figlio è stato ucciso e staccasse il telefono, lei continuerebbe  tranquillamente a partecipare all’evento del suo cliente, fosse anche il più importante del mondo, agente?-
-no-
-neppure io. Vediamo se dalle carte di quel funesto ufficio spunta qualche pista. La aggiornerò appena avrò novità-
-così farò io. Buon lavoro, commissario-
-altrettanto, agente-

Le indicazioni, o meglio gli ordini, erano stati chiari, inequivocabili e perentori: non doveva muoversi né alterare il calendario dei suoi impegni. Gli avrebbero comunicato loro, nel caso, cosa fare.
La data programmata non poteva essere anticipata. L’occorrente non era ancora pronto.
Tenere un comportamento per quanto possibile normale e non destar sospetti.
Al primo sgarro lo avrebbero ammazzato senza pensarci due volte.
Questo era quanto.

La domenica era sicuramente il giorno migliore per poter lavorare con la dovuta calma e concentrazione. Disporre di un ufficio vuoto di esseri umani e di qualsiasi tipo di interferenza, disturbo o rumore di fondo da essi generati, costituiva un indubbio vantaggio volendo operare bene ed in fretta.
Inoltre, l’accesso senza limitazioni a tutti i sistemi informatici non si era rivelato un problema. La Terrin&Smith disponeva di una funzione IT accentrata nel quartier generale degli Stati Uniti, a Boston per l’esattezza, dove un solerte team di qualificati tecnici era a disposizione ventiquattro ore su ventiquattro, nonché sette giorni su sette. Essere contattati dalla polizia italiana al fine di prestare la propria collaborazione in merito all’increscioso evento consistente nel suicidio di uno dei responsabili della filiale italiana, aveva reso il loro approccio particolarmente disponibile, nonostante qualche resistenza iniziale in merito a protezione di dati sensibili ed argomenti affini. Resistenza per altro agevolmente superata ricorrendo all’efficace ragionamento matematico in merito al rapporto direttamente proporzionale fra maggiore pubblicità ed ufficialità del fattaccio da un lato ed entità del danno reputazionale a carico della rispettabile società dall’altro.
In buona sostanza, si era rivelato piuttosto agevole convincere l’interlocutore dall’altro capo della linea, qualcuno con evidente funzione di responsabilità all’interno della società, a concedere il via libera, definito “luce verde” nell’idioma del luogo, ad operare rapidamente e senza fare troppo rumore.
Tutto ciò aveva avuto come gradita conseguenza che l’agente della Polizia Postale Guglielmo Fraschini stesse in quel momento (erano le otto di mattina, corrispondenti alle ore due antimeridiane di Boston) effettuando l’accesso al server della Terrin&Smith, con il beneplacito, se non la benedizione, di un assonnato dipendente della casa madre.
Al suo fianco destro, il commissario Bezzi assisteva incuriosito, e leggermente ansioso, all’attività del collega.
Ciò che l’agente richiese fu, innanzitutto, di avere accesso ai file personali di Marcello Paredri, sia quelli condivisi in rete sia quelli presenti direttamente nel suo disco rigido. Non emerse nulla di rilevante: ad un numero piuttosto cospicuo di documenti di lavoro, relativi ai numerosi mandati di ricerca svolti nel corso degli anni, si affiancavano, soprattutto, immagini di natura personale, dove il soggetto principale era costituito dal figlio e, limitatamente a qualche immagine vecchia ed acquisita tramite scannerizzazione, da una donna che Bezzi immaginò dovesse essere sua moglie. Aveva appreso da Marta che questa era morta diversi anni prima a causa di una malattia.
Non c’era sostanzialmente altro, se non qualche file contente appunti di varia natura e sempre di pertinenza lavorativa.
Controllarono quindi l’agenda elettronica, nella quale erano stati programmati una serie di incontri per la settimana entrante, destinati evidentemente ad essere disdetti in via definitiva.
Per il giorno 2 gennaio, quello in cui si era suicidato, non risultava schedulato alcunché. Tramite un’apposita procedura, Fraschini verificò che non fosse stato rimosso qualche appuntamento.
L’esito fu negativo: per quel giorno Paredri non aveva in effetti alcun impegno.
Era venuto il momento di accedere al database, spazio virtuale all’interno del quale la loro esplorazione si sarebbe in sostanza conclusa.
Guidati dall’help desk, dal momento che, non essendo del mestiere, non sapevano quali tipologie di dati vi fossero state registrate e come, analizzarono attentamente le attività svolte nel corso degli ultimi dieci mesi. Una sequenza articolata di mandati di ricerca, volti ad individuare amministratori delegati, direttori generali e dirigenti di vario tipo per società di diversi settori, si aprì davanti ai loro occhi, rivelando, o meglio confermando loro, l’esistenza di una nutrita schiera di manager con stipendi affollati di cifre e benefit per ogni declinazione materiale della loro esistenza: da auto di grossa cilindrata, ad appartamenti affetti da gigantismo, fino alle scuole pagate, profumatamente, per i propri figli.
Non mancava neppure un tassello in quel mosaico di benessere, sul cui rovescio dovevano trovarsi responsabilità, tensioni e grane di ogni sorta, in canonica applicazione del principio che non si regala nulla a nessuno.
-dunque non è infrequente, a quanto mi è possibile constatare dal vostro operato, trovare stranieri che operino qui, in Italia, ricoprendo ruoli apicali…-affermò a metà fra riflessione a voce alta e domanda diretta.
-io sono solo un tecnico, commissario- gli rispose l’uomo dei servizi informatici- e non me ne intendo più di tanto, ma credo lei abbia ragione. D’altro canto, stando a quel poco che ne so, la Terrin&Smith ha come clienti molti gruppi internazionali di medie o grandi dimensioni, per i quali il concetto di “paese” ha unicamente una valenza economica e di tornaconto-
-meglio così- constatò Bezzi- se questo può essere di aiuto alla nostra economia, che di recente…-si interruppe improvvisamente, lasciando spazio al suo interlocutore
-anche da noi le cose non vanno per nulla bene, pensi che il livello di disoccupazione…-
-mi vorrà perdonare se la interrompo. Quantunque l’argomento sia di sicuro interesse, avrei tuttavia urgenza di chiederle una verifica-
-dica pure-
-fra le varie aziende per le quali la sede Italiana della Terrin&Smith ha lavorato nel lasso di tempo preso in esame, non compare in alcun modo una ditta il cui nome è Chimilab?-
-Sembrerebbe proprio di no- rispose il tecnico dopo alcuni istanti, durante i quali si udì un rapido ticchettio sui tasti del PC- a livello locale il nominativo non risulta infatti essere registrato. Tuttavia…-
-tuttavia?-
-ci deve essere qualcosa di strano perché, pur trattandosi di una azienda italiana, nel nostro database centrale il nome è presente e, soprattutto, collegato alla filiale di Milano. Questo è piuttosto insolito…mi lasci operare qualche altra verifica-
-d’accordo- rispose Bezzi drizzando le spalle ed osservando inquieto l’agente Fraschini- rimaniamo in attesa-
La linea telefonica continuò a frusciare indisturbata per almeno una decina di minuti, prima che la voce del tecnico prendesse di nuovo forma e sostanza dal suo capo del filo
-commissario, è ancora lì?-
-certamente. Ha scoperto qualcosa?-
-penso di sì. A livello centrale risulta essere stata aperta una ricerca multipla, vale a dire per più figure professionali, regolarmente conclusa, con successo, lo scorso anno. L’ultima fattura, quella di fine lavori, risale ad ottobre 2013. Non mi è possibile né visionare né verificare ulteriori dettagli senza le dovute autorizzazioni-
-per il momento può bastare. Mi preme invece sapere quando la ricerca è stata cancellata, se non ho inteso male, dal database italiano-
-non sbaglia affatto, commissario. L’azione risale a ieri. L’account di chi la ha eseguita corrisponde a quello di…-
-credo non ci sia bisogno che me lo dica. La ringrazio moltissimo per la sua collaborazione. Le auguro una buona domenica. Nonché una buona notte-

-Tarcisi, recati di corsa a casa di Cerruti e portalo subito da noi. L’indirizzo lo trovi sul modulo di registrazione che ha compilato in commissariato, quando è venuto per la deposizione. Se ha qualcosa da obiettare arrestalo senza troppi complimenti. Digli, nel caso, che il motivo della convocazione glielo illustro io appena arriva. Se pensi che ti servano, portati dietro Robecchi o meglio ancora Baroni, ché se c’è da mettere in modo qualche meccanismo coercitivo quello ci va a nozze…-
-commissario- obiettò Tarcisi -il buon Cerruti è ormai prossimo alla terza età di stadio avanzato. Non credo proprio avrò difficoltà a rendere più incisiva la mia richiesta, se ciò dovesse risultare necessario. In ogni caso, Baroni me lo porto dietro volentieri così gli faccio fare un giretto all’aria aperta, dal momento che è di turno da ieri e praticamente rischia di trascorrere il weekend chiuso fra quattro mura, cosa che lo rende particolarmente nervoso ed intollerante-
-ottima idea, Monica-
-grazie, commissario. Potrei sapere quale mirabolante scoperta ha appena fatto frugando nei PC della Terrin&Smith?-
-dopo Tarcisi- rispose concitato Bezzi- te lo spiego dopo. Adesso non c’è tempo-
-immaginavo- sospirò rassegnata mentre già si apprestava ad indossare la giacca della divisa invernale e a raggiungere Baroni nel suo ufficio. Al ritorno avrebbe trovato Bezzi, che in quel momento sostava ancora presso gli uffici della società di Head Hunting, pronto ad accoglierla- spero solo che Cerruti sia in casa…-
-gli avevo dato disposizione di non muoversi dal suo appartamento e di rendersi comunque reperibile. Mi auguro per lui che non gli sia venuto in mente di agire diversamente-

-commissario, sono le 5.17 di mattina- mormorò con una voce ancora sussurrante di sonno,  ma già speditamente avviata verso un tono di sostenuta alterazione emotiva- spero sia qualcosa di veramente urgente ed improrogabile…-la pesantezza del sonno bruscamente interrotto non le consentì di proseguire la frase ed operare le dovute puntualizzazioni in merito alla scarsa convenienza di utilizzare in modo improprio il numero di cellulare che, per sano spirito di collaborazione fra colleghi, aveva avuto la cortesia di comunicargli-
-della massima urgenza, agente Starnel, e della più granitica improrogabilità-
-accidenti- ribatté ridestando a velocità quasi fulminea il livello di attenzione e di reattività delle sue facoltà mentali- deve essere emersa qualche pista davvero interessante allora-
-assolutamente sì. Interessante e…pericolosa-
-cosa intende dire?-
-terrorismo. Su scala internazionale. Non abbiamo molto tempo, agente . Per la precisione, abbiamo 11 giorni esatti prima che qualcosa di brutto, temo, accada qui da noi. A Milano. Anche se ancora non sappiamo esattamente cosa- prese fiato prima di continuare- ora le spiego tutto. Iniziamo dall’interrogatorio che ho appena concluso-
-aspetti, commissario- lo interruppe- in questo momento mi trovo sotto le coperte, avvolta in un improponibile pigiama di pile decorato da pecorelle e fiorellini. Per quanto nessuno dei due possa vedere l’altro, dal momento che stiamo tenendo una conversazione telefonica, mi sento comunque molto poco professionale e del tutto ridicola ad interagire con lei in questa condizione. Me lo concede un po’ di tempo?-
-dipende da quanto me ne chiede-
– mi bastano cinque minuti: salto fuori dal letto, mi aspergo abbondantemente di acqua gelata, indosso una tenuta meno improbabile e sono da lei. La richiamo io. D’accordo?-
-d’accordo. Mi aspetto di sentire squillare il telefono prima delle 5.27, orario di New York-
-posso farcela entro le 5.26. A dopo-

Parte III. And Happy New Year.
28.

-prego si accomodi, ingegner Cerruti- gli intimò garbatamente Bezzi, indicando la poltroncina di fronte alla sua scrivania. Tarcisi era rimasta ferma sulla soglia, alle spalle dell’interrogando e fuori dalla sua portata visiva. Una specie di presenza vigile e silenziosa, in grado di creare un utile senso di disagio nell’uomo anziano ed imponente, il quale stava fissando Bezzi con i suoi occhi verdi, che in quel momento emanavano una luce stanca ed acquosa. La sua corporeità risultava senza dubbio ancora massiccia e, in qualche misura, marmorea, ma, allo stesso tempo, deprivata di quel vigore consapevole, ancor prima che innato, che il commissario aveva immediatamente percepito durante il primo incontro, avvenuto appena diciotto giorni prima. Le grandi mani, curate con estrema attenzione da qualche manicure di assidua frequentazione, erano nervosamente intrecciate l’una all’altra in un groviglio di falangi sbiancate che occupava una porzione piuttosto vasta della scrivania di Bezzi. Contrariamente alle sue più che consolidate abitudini, non si era seduto compostamente sulla poltroncina che gli era stata offerta, ma vi si era appoggiato cercando di limitare il più possibile i punti di contatto con il tessuto di rivestimento, alquanto ruvido e scucito in qualche punto. Di fatto sembrava essere rimasto paralizzato nel tentativo di alzarsi, piuttosto che rassegnato a rimanere seduto. Solamente la schiena, curvata in direzione del commissario, trasmetteva una sensazione di inerte abbandono.
Avrebbe desiderato un bicchier d’acqua ma rinunciò a richiederlo, per quanto la secchezza che provava in gola e sul palato lo facesse sentire a disagio.
Le istruzioni che aveva ricevuto risuonavano perfettamente chiare nella sua mente e avrebbe fatto quanto possibile per non disattenderle, potendosi le contromisure previste in caso di inadempienza  ben definire estreme ed improrogabili.
Tuttavia, era pienamente consapevole del fatto che non sarebbe stato per nulla semplice resistere e tenere testa al commissario, di cui maledisse in silenzio la figlia e, soprattutto, il giorno in cui questa aveva messo piede alla Terrin&Smith. Se non ci fosse stata lei quella mattina, se non avesse avuto tutta quella idiota fretta di chiamare il suo adorato genitore…avrebbe avuto più tempo, molto probabilmente tutto quello necessario, per portare a termine l’operazione di “ripulitura”, come era stata definita, cancellando tutte le tracce. Era stato dotato di un set di istruzioni accurate, da seguire passo a passo, tramite le quali avrebbe fatto sparire quella ricerca anche dal database centrale. Un’operazione immacolata come un candeggio. Ma, purtroppo, non breve e piuttosto complicata.
Aveva da poco superato il 50% del completamento, quando aveva udito la porta di ingresso spalancarsi  e dei passi affrettati percorrere il corridoio. A quel punto non gli era rimasta altra opzione che lanciare la procedura abbreviata, la cui finestra di attivazione era stata appositamente lasciata aperta sul desktop, mediante la quale avrebbe cancellato i dati in pochi secondi, ma solo sul server locale. Il tempo che il commissario percorresse il breve tratto di corridoio ed era riuscito a farsi trovare in lacrime, singhiozzi e sussulti davanti al corpo del suo socio.
Non che non fosse dispiaciuto della morte di Paredri.  Anzi, tutt’altro: era profondamente affezionato al collega, con il quale aveva trascorso buona parte della sua vita lavorativa. Tuttavia, le sue priorità in quel momento risultavano essere di natura, e soprattutto di finalità, ben diverse da quella di compiangere il povero Marcello, che aveva di sua sponte lasciato questo mondo, spandendo feci ed urina a suo imperituro e glorioso ricordo. Si trattava, infatti di fare tutto il possibile per salvare la sua pelle, vecchia certamente, ma non ancora avvizzita. E, se si era trovato nella spiacevole situazione di dover diteggiare furiosamente sulla tastiera del PC del suo socio, il quale penzolava quasi immobile ed eternamente indifferente sopra la sua testa, la colpa, in fondo, andava attribuita proprio a quest’ultimo ed ai suoi inopportuni e ridicoli scrupoli etici dell’ultima ora. Senza calcolare che quel grandissimo bastardo aveva cambiato, prima di suicidarsi, la password di accesso del suo account, costringendo Cerruti ad effettuare il login con il proprio. Così: tanto per rendere le cose ancora più semplici (davvero un bastardo. Ingrato per giunta) e per cercare, povero fesso, di mitigare un po’ i sensi di colpa per aver causato la morte del figlio, prima di decidersi una buona volta ad appendersi al soffitto. Per fortuna che i pantaloni non dovevano andargli poi troppo larghi (ci sarebbe stato da aspettarselo, magro come era), altrimenti lo avrebbe ritrovato con le braghe abbassate, le mutande in vista e le gambe mezze nude. Uno spettacolo ancora più squallido di quello già sufficientemente laido a cui stava assistendo.
Comunque, squallore o no, la situazione sembrava davvero disperata. Soprattutto in quel momento, al cospetto del commissario che, con ogni evidenza, non lo aveva certo convocato per raccontargli quanto sua figlia avesse apprezzato la sua, mai sufficientemente breve, esperienza alla Terrin&Smith.
Senza ricorrere ad un’eccessiva dose di intuito, gli fu fin troppo facile immaginare quale domanda stesse per porgergli Bezzi.
Per fortuna che, oltre a cancellare la ricerca dal PC di Paredri, aveva fatto in tempo a compiere anche un’altra azione prima che il commissario irrompesse nella stanza.
Niente di risolutivo, a ben pensarci, ma, quantomeno, un accorgimento decisamente utile.
Preparato al peggio, si apprestò rassegnato a rispondere.
-la abbiamo convocata in merito ad alcuni elementi molto rilevanti che sono emersi analizzando il PC di Marcello Paredri-
-di cosa si tratta esattamente, commissario?-
-cosa mi sa dire della Chimilab?-
-oltre a quello che sa già?-rispose drizzando la schiena ed assumendo un’espressione ironica, che tuttavia durò solo un istante, spegnendosi in un mezzo sospiro, attorno al quale si afflosciarono i lineamenti del volto, mentre il busto assumeva nuovamente una postura curva ed inerte- e mi pare che non si tratti di poca cosa…-
-noto che anche lei è piuttosto ben informato, e mi domando da quale fonte provengano le informazioni di cui dispone. Ma su questo punto torneremo volentieri a concentrarci in un secondo momento. La domanda che, per la seconda e mi auguro ultima volta, torno ora a rivolgerle rimane: cosa mi sa dire della Chimilab?- il tono di Bezzi si era fatto minaccioso e cupo nel ripetere il quesito, manifestando una rabbia ancora latente che Cerruti giudicò opportuno non fare deflagrare.
Contrariamente a quanto aveva sempre pensato di sé stesso, conformemente ad un’opinione che era evidentemente maturata e si era rafforzata grazie ad una sistematica mancanza di verifica nei fatti, il trovarsi in una situazione di effettivo e concreto svantaggio, nonché di assoluta difensiva, gli creava non solo un disagio profondo (quello sarebbe stato il minimo), quanto, soprattutto, un senso di assoluta inadeguatezza. Insomma, per farla breve, prima che il commissario potesse perdere del tutto la pazienza, si sentiva pateticamente inerme e del tutto incapace di manifestare o produrre una qualsiasi forma di contrasto o resistenza.
Ed era, malauguratamente, anche la sensazione che riuscivano egregiamente a suscitargli i suoi interlocutori posti dall’altro capo di quella situazione.
Con la differenza che quelli, alla prima risposta sbagliata, lo avrebbero fatto fuori senza la minima esitazione.
Un vero vicolo cieco, quello dove si trovava in quel momento.
Anzi, peggio ancora: una strada angusta e buia che sfociava da un lato verso il commissario e dall’altro verso chi lo aveva “ingaggiato”.
Uno status, il suo, che appariva perfettamente sospeso fra un utensile da cottura e la fonte di calore che lo alimentava.
Scelse la padella, sperando almeno di salvarsi la vita.
Di resistere, fingere, tenere testa al commissario, come gli era stato ordinato di fare, aveva infatti scoperto di non essere in grado.
Troppo vecchio.
Troppo inesperto.
Troppo ottuso nell’aver giudicato sé stesso.
E, forse più di tutto, troppo avido. Non di soldi, bene di cui già disponeva con fin troppa copiosità, ma di qualcosa di cui, si stava rendendo conto, non sapeva neppure definire la natura.
-abbiamo curato noi la ricerca del nuovo Amministratore Delegato, e di quasi tutto il top management, commissario-
-questo mi era già chiaro e mi serve a poco, Cerruti. Si spieghi meglio e, soprattutto, inizi dal principio. Vale a dire dai Fratelli dell’Uguaglianza-
Il nome provocò un sobbalzo nel suo interlocutore.
-sono un’organizzazione pericolosa. Molto pericolosa- rispose ancora più rassegnato a raccontare tutto senza omettere alcun particolare, dal momento che il livello di conoscenza dei fatti da parte del commissario sembrava essere quanto mai approfondito, se non addirittura esaustivo- e ci sono loro dietro alla ristrutturazione della Chimilab-
-chi sono, esattamente, loro? Chi avete incontrato lei e Paredri?- domandò sperando che spuntasse fuori dal cilindro il nome di Steve Cherish
-i nomi non li conosco ed altrettanto ne era all’oscuro Paredri. Il nostro interlocutore, l’unico con cui comunicavano, era un uomo. Un uomo di mezza età, a giudicare dal quel poco che traspariva dal suo aspetto-
-cosa intende dire?-
-intendo dire che indossava sempre, oltre che cappello ed occhiali, una sciarpa più o meno pesante, anche quando non era assolutamente necessario. Tant’è che, inizialmente, pensavamo soffrisse di qualche malattia. Quindi, ben poco traspariva dei suoi lineamenti-
-riesce a dirmi qualcosa di più in merito alla sua corporatura?-
-né alto né basso, più o meno un metro e ottanta. Non enorme ma neppure esile, anzi abbastanza pingue. Un uomo medio, in quanto a fisico-
La descrizione risultava non difforme, più che perfettamente corrispondente, alle immagini procurate da Tarcisi.
-potrebbe essere lui?- domandò Bezzi estraendone alcune dal cassetto della scrivania
-non saprei affermarlo con certezza. A livello di corporatura sembra piuttosto simile-
-le risulta avesse un accento straniero?- Bezzi evitò di proposito di circostanziare ulteriormente la domanda per evitare di influenzare, anche involontariamente, il suo interlocutore
-direi proprio di sì. Credo fosse americano. Anzi ne sono quasi certo-
Il commissario immagazzinò il dato, accompagnandolo mentalmente con un sorriso prima di proseguire.
-bene, come siete venuti in contatto con questo uomo?-
-è stato lui a cercarci verso la primavera dello scorso anno. Ha detto che aveva da proporci un grande progetto per conto di due aziende chimiche straniere che rappresentava- ne citò il nome- e dalle quali aveva avuto mandato di esplorare il mercato degli head hunter, al fine di valutare la società migliore a cui affidarlo-
Bezzi protese il volto verso l’uomo, riducendo così lo spazio che le parole pronunciate da questi avrebbero dovuto percorrere per impressionare il suo udito.
-e in effetti, Cerruti, non lo si poteva certo definire un incarico da poco. Non oso immaginare quale stratosferica cifra abbiate pattuito come compenso. Non oso immaginarlo, ripeto, ma in compenso non ho alcuna difficoltà a domandarglielo. Ed a pretendere una risposta-
-una cifra esorbitante, commissario. Oltre 10 milioni di euro, a testa. Dei quali solo una parte, cioè quella corrispondente alle nostre tariffe standard per quel tipo di posizioni, doveva essere contabilizzata nel fatturato della Terrin&Smith, così da non destare alcun sospetto. Il resto, quasi la totalità, era tutto per noi. Ma si sbaglia, se ritiene che sia stato in qualche modo necessario contrattare. La cifra ci è stata infatti comunicata, assieme all’ordine perentorio di accettarla unitamente all’incarico. O ci sarebbe stata tolta la vita all’istante. Affermazione che il nostro interlocutore non ebbe alcuna esitazione a sottolineare, estraendo un revolver dalla tasca del suo giubbotto e puntandocelo contro-
-dove è avvenuto questo singolare incontro? Presso i vostri uffici?-
-no. Siamo stati condotti nel suo appartamento. Non avevamo motivo di rifiutare l’invito, dal momento che avevamo già preso accordi telefonici con quell’uomo talmente riservato da non volerci neppure rivelare il suo nome -si interruppe, avendo colto lo sguardo interrogativo del commissario
-quale è l’indirizzo?-
-non lo so-
-come è possibile???-
-ci sono venuti a prendere. Un’auto, di cui non ricordo assolutamente la targa nel caso avesse in mente di domandarmelo, con i finestrini oscurati dall’interno e condotta da un autista più mutuo di una statua, dal quale ci separava un vetro anch’esso oscurato. Insomma non eravamo in grado di vedere alcunché all’infuori della porzione di abitacolo che occupavamo. Ovviamente, sia io sia Paredri eravamo decisamente allarmati da quell’insolita modalità di convocazione, se così possiamo chiamarla, ma non avevamo altra scelta se non rimanercene tranquilli al nostro posto, in attesa di giungere a destinazione. Cosa che avvenne circa un’ora dopo. Quando ci è stato consentito di scendere dall’auto, ci siamo ritrovati in un piccolo garage sotterraneo, dal quale un ascensore interno ci ha condotto direttamente in un salotto dove il nostro ospite ci attendeva. Le finestre erano oscurate da tende spesse che non consentivano alcuna vista dell’esterno-
-cosa altro vi ha detto l’uomo misterioso, oltre a declamarvi le sue unilaterali condizioni di ingaggio?-
-ha aggiunto, senza mezzi termini o eufemismi di sorta, di essere il referente locale (questo è l’esatto termine che ha utilizzato) di una organizzazione, i Fratelli dell’Uguaglianza che lei ha poco fa citato, i cui scopi e finalità, o il loro programma se così preferisce denominarlo, immagino le siano ben noti-
-e così infatti- confermò Bezzi- tuttavia, sono più che interessato ad apprendere qualche ulteriore particolare dalla sua viva voce-
-non ho molto da aggiungere, in verità. Dopo aver nominato l’organizzazione, ce ne ha brevemente raccontato le origini e la storia, credo più con l’intento di impressionarci e spaventarci ulteriormente, piuttosto che di informarci. Infine, prima di congedarci e di farci nuovamente accomodare nell’auto che ci avrebbe ricondotto ai nostri uffici, ci ha spiegato nel dettaglio in cosa sarebbe consistito il nostro incarico-
-sarebbe a dire?-
-dovevamo limitarci, e così abbiamo fatto, a simulare la ricerca che ci era stata affidata-
-si spieghi meglio, Cerruti-
-in buona sostanza, non vi era alcun candidato da individuare. L’elenco dei nominativi chiave, a partire da quello dell’Amministratore Delegato, ovviamente, fino a tutta la prima linea di riporto, era già bello che pronto. I professionisti già individuati e pronti a prendere servizio-
-quale avrebbe dovuto essere il vostro ruolo allora?-
-di semplici certificatori, sotto le spoglie di selezionatori-
-serviva in qualche modo, mi sembra di capire, che si desse una veste di ufficialità, mascherandola sotto un mandato di ricerca fittizio, agli uomini che l’organizzazione aveva scelto per prendere il comando della Chimilab. Uomini affiliati all’organizzazione medesima o, comunque, ben felici di collaborare con questa-
-precisamente- confermò Cerruti
-quale interesse può avere una organizzazione come I Fratelli Dell’Uguaglianza per una azienda come la Chimilab?-
-non riesce ad immaginarlo, commissario?- rispose abbozzando un sorriso di mezza commiserazione.
Gli occhi di Bezzi ebbero un guizzo, a cui fece da contrappunto il pallore che, improvvisamente, invase il suo volto.
-una azienda chimica, collegata ad altre aziende chimiche- sussurrò con la voce incrinata- possono facilmente fabbricare ordigni per compiere stragi ed attentati-
-credo proprio lei abbia centrato il punto-
-cosa hanno intenzione di fare qui, a Milano!- esclamò alzandosi in piedi ed afferrando l’anziano uomo per le spalle, come se volesse scuotere le parole dalle sue ossa.
-non lo so di preciso, commissario. Ma sicuramente una iniziativa clamorosa e…sciagurata. Credo che Paredri avesse intuito qualcosa e che…-
-che?-
-avesse in qualche modo manifestato il suo dissenso e la sua volontà di impedire quanto è stato programmato-
-già- assentì Bezzi- ecco perché gli hanno rapito il figlio. Una contromisura che avrebbe dovuto tenerlo buono fino a fatto compiuto-
-immagino sia così- confermò Cerruti in tono piuttosto elusivo
-e immagina anche che la data in questione, quella in cui qualcosa accadrà, sia il 15 gennaio. Mi sbaglio, ingegnere?-
-no. Per nulla. Ci è stato infatti suggerito di starcene tappati al sicuro in ufficio quel giorno. Come ha fatto a ricostruirla, commissario?- domandò sinceramente stupito
-non che credo questo la riguardi e, inoltre, la sua reticenza mi convince davvero poco, ma comprendo, tuttavia, la sua paura di fare una brutta fine qualora i suoi beneamati Fratelli dovessero venire a sapere che lei ha condiviso troppe informazioni con il sottoscritto. E, tutto sommato, la cosa torna a mio vantaggio-
-non la seguo, commissario…-
-l’uomo amante di sciarpe e cappelli che vi ha coinvolto in questa faccenda ha un nome, che non starò qui a comunicarle. Ci stiamo  sforzando di rintracciarlo, ma pare non sia un compito così semplice. Se poi costui dovesse venire a conoscenza di quanto noi sappiamo, scovarlo potrebbe diventare ancora più complicato. Ecco perché, al posto di sbatterla in carcere con una accusa appropriata, la lascerò tornare a casa come se nulla fosse. Certo, si intende, solo per un periodo limitato di tempo…-
-per quanto, esattamente?- domandò Cerruti, piuttosto stupito da quell’inaspettata evoluzione, dal momento che si era già rassegnato ad essere sbattuto, senza troppi complimenti, nella prima cella disponibile presso il limitrofo carcere di San Vittore. Sempre che questo non fosse, come di consuetudine, affetto da sovrabbondanza eccessiva di inquilini coatti.
-fino a quando non avremo catturato l’uomo che stiamo cercando. Cosa che mi auguro avvenga prima del 15 gennaio o, nella peggiore delle ipotesi, quel giorno stesso. Diversamente, vorrà dire che avremo fallito nel nostro tentativo di evitare qualcosa di molto spiacevole per questa città-
-e, se è lecito chiedere, cosa avrò io da guadagnarci se accetto di collaborare cercando di non insospettire nessuno?-
-la possibilità concreta, per quanto non la certezza, di godere di una riduzione sensibile della pena che le verrà comminata. Beneficio che, stimando ad occhio l’entità della medesima, non esiterei a definire piuttosto apprezzabile-
-mi sembra una proposta più che ragionevole, commissario- concordò Cerruti, accompagnando l’affermazione con un lento oscillare del capo prima verso il basso e poi verso l’alto- cosa esattamente mi viene richiesto di fare?-
-nulla. Precisamente, esattamente, unicamente: nulla. Come sto cercando di spiegarle, per riuscire a catturare il signor Fratello prima che metta in atto i suoi propositi, diventa a questo punto per noi assolutamente necessario non destare in lui alcun sospetto. Lasciarlo, insomma, agire e proseguire nella realizzazione del suo piano, fino a quando non disporremo di sufficienti informazioni per poterlo rintracciare e catturare. Abbiamo avuto modo di verificare, a caro prezzo, che questi Fratelli sono molto ben aggiornati sulle attività del sottoscritto e delle forze dell’ordine in genere. Quindi saranno perfettamente a conoscenza della sua presenza qui, in questo momento, e si staranno domandando quante preziose informazioni lei ci stia trasmettendo e quanto queste possano costituire una minaccia per i loro progetti-
-immagino sia proprio così-
-orbene, la risposta che riceveranno da lei sarà rassicurante come il bacio della buonanotte elargito dalla più affettuosa ed amorevole delle mamme. E consisterà, sostanzialmente, nella perentoria ed incrollabile affermazione che, da questo incontro di prassi e di procedura, non è emerso alcunché sulle motivazioni del gesto di Paredri, se non quella legata, ovviamente, alla morte del figlio. Insomma, ufficialmente siamo così lontani dall’aver intuito come stanno le cose, da essere prossimi ad archiviare il caso come semplice suicidio. Quindi, con un bel sorriso rassicurante stampato sul viso, dopo aver reso i dovuti onori funebri al suo socio, si intende, ed aver osservato un congruo periodo di lutto, lei tornerà nel suo ufficio e riprenderà la sua attività, conformemente al principio che la vita continua. Nel frattempo noi compiremo il nostro dovere. Tutto chiaro, Cerruti?-
-chiarissimo, commissario. Ma…-
-ma?-
-se dovessero invece ritenere più utile e sicuro farmi fuori?-
-estremamente improbabile. Un omicidio- l’ennesimo aggiunse fra sé Bezzi- attirerebbe  ulteriore attenzione. Proprio ciò che i nostri utopisti non vogliono, né, tanto meno, gradiscono-
-d’accordo: mi atterrò alle sue istruzioni-
-li chiami pure ordini, Cerruti. Suona molto meglio. E ora si alzi, se non le dispiace, ed esca da qui. Si è già intrattenuto troppo a lungo-
 

Nella prossima puntata (tra 10 giorni):

Un attentato da scoprire e neutralizzare.

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